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Iran: l’Occidente sanziona, Mosca incassa

Le sanzioni sul petrolio iraniano, volute dall’Occidente in ossequio ai diktat di Washington, stanno avendo un curioso effetto collaterale che non deve essere molto gradito agli atlantisti: arricchire la Russia.

I paesi che non sono riusciti a riorganizzare in tempo le loro importazioni spostandosi sul petrolio di Arabia Saudita, Iraq e Kuwait, questo sì effetto desiderato da Washington e dai suoi alleati sunniti, hanno dovuto infatti ripiegare su quello siberiano, spingendo il prezzo del greggio fino a 100 dollari al barile.

Total e Repsol, in particolare, si sono dirette verso il petrolio russo, che ha una composizione molto simile a quello iraniano, rendendolo così ottimale come sostitutivo. Le forniture del petrolio degli Urali hanno anche il vantaggio di non rischiare di venir compromesse da crisi militari nella zona di Hormuz, quindi potrebbero non solo divenire definitive, ma reindirizzare le linee di approvvigionamento dal deserto alla Siberia.

L’indebolimento dell’Iran ha, quindi, comportato un rafforzamento della Russia, che probabilmente non è un buon affare, in termini geopolitici, per gli atlantisti.

(fm)

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