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SIRIA: LA LOTTA È DENTRO DAMASCO

Grave attentato al quartier generale della sicurezza. E nelle strade si continua a sparare

«Combattimenti decisivi», li definisce il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, e gli insorti del Libero Esercito Siriano ostentano una sicurezza assoluta su quale sarà l’esito finale degli scontri.

La rivendicazione dello spaventoso attentato di oggi, in cui sono rimasti uccisi il ministro della Difesa e il capo dei servizi segreti militari, diventa lo spunto per promettere un’ulteriore escalation. «Questo – affermano compiaciuti – è il vulcano di cui abbiamo parlato, abbiamo appena iniziato». Il riferimento è all’offensiva che è stata lanciata lunedì e che si fregia del nome altisonante di “Il Vulcano di Damasco e il terremoto della Siria”.

Oltre che sul fronte interno, però, la partita si gioca su quello estero. Il premier turco Erdogan ha accolto l’invito di Putin e si è recato a Mosca per «uno scambio di vedute sulle relazioni bilaterali e un confronto sulle principali questioni internazionali e regionali, compresa la situazione in Siria».

Il vero problema, infatti, non è la permanenza o meno di Assad al potere, ma ciò che accadrà dopo la sua rimozione. I richiami alla lotta di popolo contro il dittatore sono soltanto la facciata, secondo il classico schema gradito agli Usa.

I conti si faranno dopo. E proprio a cominciare da Washington e da Ankara c’è chi è impaziente di andare all’incasso.

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