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Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

DOVE C’È OMERTÀ C’È MAFIA

Ventennale della strage di via D’Amelio: con tutta l’ipocrisia di una società intimamente corrotta

È successo innumerevoli volte, e continuerà a succedere.

Quelli che sono morti combattendo la mafia, e in particolare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vengono celebrati da chi non ne è assolutamente degno. Il messaggio, quanto mai falso, è che l’attuale classe dirigente sarebbe stata al fianco di chi ha sacrificato la propria vita per opporsi alle cosche. Il sottinteso, falso anch’esso, è che la battaglia fondamentale sia quella tra legalità e illegalità. La legalità è buona. L’illegalità è cattiva.

Due mistificazioni da spazzare via. Salvo rarissime eccezioni, tutte da verificare, i carrieristi della politica, dell’economia, dei media, e di ogni altro groviglio di interessi e di cinismo, non sono disposti a rischiare nemmeno di spezzarsi un’unghia, in un’ipotetica lotta contro il Male. E infatti la loro “Grande Muraglia” non è l’etica, ma sono più modestamente, e più subdolamente, le leggi: che si fanno, e si disfano, a proprio uso e consumo.

Se Falcone e Borsellino sono stati uccisi è perché erano totalmente incompatibili con la mafia, intesa non solo in senso stretto ma come apoteosi dell’egoismo antisociale. Quello stesso egoismo psicopatico che è tipico della finanza speculativa. E che negli ultimi decenni, infatti, sta dilagando un po’ dappertutto.

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