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CATALOGNA: UN CASO ESEMPLARE

Era il fiore all’occhiello della Spagna del boom. Oggi, drogata dai soldi facili, è a rischio default

Fine dei sogni.

O, piuttosto, completamento dei circolo vizioso. Che è quello tipico delle bolle speculative: prima si gonfiano a dismisura come degli enormi palloncini colorati e festosi; poi scoppiano e si tramutano in ordigni micidiali che, come le bombe a grappolo, in parte esplodono subito e in parte no.

In Spagna, si sa, la bolla fatale è stata quella immobiliare. Prezzi alle stelle e costruzioni a tutto spiano, con un effetto traino per tutto il Paese. Finché è durata è stata una pacchia: a fine 2007 si festeggiava il sorpasso dell’Italia in termini di reddito pro capite e si accarezzava un analogo exploit riguardo al Pil in valore assoluto. Nel mirino, anzi, c’era addirittura la Germania.

Oggi, meno di cinque anni dopo, siamo al tracollo generale. In rapida successione stanno collassando le banche, lo Stato centrale e svariate delle Regioni autonome. Compresa quella Catalogna che esibiva i propri gioielli rivendicando la sua distanza dal governo di Madrid. E che adesso, invece, implora i quattrini necessari a fronteggiare i debiti in scadenza. 7,182 miliardi in totale, di cui 3,912 nel secondo semestre 2012.

Tutta colpa sua, dunque? No davvero. La Catalogna, come la Spagna, è stata drogata per anni e anni. Ma dei pusher che l’hanno intossicata non si parla per niente.

 

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