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VIVA LO SPORT, ABBASSO LE OLIMPIADI

Apre stasera il baraccone di Londra: due settimane di pura retorica per idealizzare il business

I singoli atleti si possono anche perdonare, specialmente se sono quelli degli sport minori dove la molla fondamentale non è il denaro. Loro, quantomeno, ci mettono il sudore e tutto il resto. La fatica delle gare, i sacrifici della preparazione, la disciplina del corpo e della mente. E il rischio di un infortunio. O di una figuraccia in mondovisione.

Ma quanto agli altri – dai capintesta delle federazioni ai politici in vena di passerelle, e ai cronisti più che mai embedded che sono lì per atteggiarsi a cantori di exploit agonistici e di biografie toccanti – non ci sono né assoluzioni né attenuanti. Così come non ce n’è per i responsabili della macchina organizzativa: quelli che fanno di tutto per spettacolarizzare ogni dettaglio e creare “l’evento”, riducendo gli stadi a set hollywoodiani e le competizioni a reality show.

Basta vedere la cerimonia d’apertura, del resto. Una fiera del kitsch da diecimila comparse. Un’esplosione di sfarzo come la potrebbe concepire un qualsiasi assessore ai lavori pubblici.

Basta provare, al contrario, a immaginarsi la bellezza di un tedoforo silenzioso che accende il braciere olimpico, davanti agli atleti schierati e a un pubblico consapevole. Un unico, grande applauso e poi tutti a casa a riposare. Ché da domani si gareggia.

 

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