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Confindustria: «Dobbiamo far ripartire l’edilizia»

Sconcertanti dichiarazioni di Giorgio Squinzi, che è subentrato a Emma Marcegaglia nella guida degli industriali italiani.

Durante il suo intervento all'assemblea annuale dell’Unione pisana di settore, non solo ha sostenuto che «dobbiamo far ripartire l'edilizia», ma ha aggiunto che «il mondo delle costruzioni, non dimentichiamolo, è il modo più virtuoso per far ripartire la crescita».

Bisognerà che qualcuno lo avvisi dell’esistenza di una bolla immobiliare che incombe sul nostro Paese e che è destinata a scoppiare, o se non altro a sgonfiarsi assai più di quanto non sia già avvenuto.

Anche se, probabilmente, quando Squinzi tesse le lodi dell’edilizia, ha in mente non già quella residenziale, che è ormai sprofondata in una crisi di vendite che ha molte concause che si intrecciano fra loro e dalla quale resterà impossibile uscire per chissà quanti anni, ma quella pubblica. Vale a dire le strombazzatissime infrastrutture, non sempre realmente necessarie, o almeno utili, ma giocoforza sempre a carico dei contribuenti. E spesso con costi esorbitanti, anche per effetto della famigerata “revisione prezzi” in corso d’opera, per cui più la si tira per le lunghe e più ci si guadagna.

Lo stesso Squinzi, del resto, ha fatto espresso riferimento ai soldi dell’Erario, visto che nel frattempo Mario Monti si stava incontrando con gli enti locali e le parti sociali per illustrare le linee del governo in materia di tagli alle spese: «Mi auguro che dalla spending review ci sia veramente la possibilità di avere fondi disponibili per pagare i fornitori e anche per destinare quota parte di queste risorse agli investimenti che sono necessari».

Appunto: necessari a cosa? E soprattutto: necessari a chi? Ai cittadini, o alle imprese che ci mettono le mani?

(red)

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