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PENSIONI: LA RIFORMA HA “FUNZIONATO”

Numeri in picchiata, per obbligo di legge, e in molti se ne vantano. Come se fosse un miracolo

Il calo, o il crollo, è pari a poco meno del 50 per cento, sull’arco dei primi sei mesi del 2012.

Di tanto si riduce il numero dei nuovi trattamenti pensionistici erogati in Italia, e i media vengono inondati di dichiarazioni compiaciute. Perfettamente condensate nelle parole pronunciate dal presidente dell’Inps, Antonio Mastropasqua: le riforme «hanno funzionato».

E che altro avrebbe potuto accadere, invece?

Non è che in questo caso si siano proposti dei modelli di comportamento, o introdotto normative che si possano comunque disattendere come avviene in tanti altri campi a partire da quello fiscale. In questo caso si sono cambiate le modalità per andare in pensione e ai lavoratori non è rimasto nient’altro da fare che subirne gli effetti.

A decidere è l’Inps. L’Inps applica le nuove disposizioni. I cittadini se la prendono in quel posto: o continuano a lavorare, in attesa di raggiungere i limiti ritoccati verso l’alto, oppure se ne restano a casa ad aspettare che i diritti acquisiti si trasformino nell’effettiva percezione del dovuto.

Poiché il meccanismo è automatico, e inderogabile, non c’è proprio nulla di cui gloriarsi. E invece sì: il coro dei Monti-Boys intona la prima aria del melodramma, «Le riforme hanno funzionato», e si sa già che è il preludio al gran finale by Elsa Fornero: «In pensione chissà quando».

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