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Mutui: - 47 per cento. Ma allora che cavolo dice l’ISTAT?

Di recente (qui) abbiamo avanzato numerosi dubbi sulla fondatezza dei dati diffusi dall’ISTAT riguardo al mercato immobiliare. Con notevole coraggio, l’Istituto ha comunicato che dal 2008 i prezzi degli immobili in Italia è cresciuto, nonostante la crisi.

Se le regole economiche hanno un senso, questo accade perché c’è maggiore domanda di case. No, l’ISTAT in questo si salva in corner, con una giustificazione poco meno che patetica: sono le case di nuova costruzione che, costando di più, richiedono prezzi più alti.

Balle, ovviamente. I prezzi alti sono frutto della tenacia con cui speculatori edilizi e intermediari si ostinano a tenere tesa la bolla immobiliare, fino ai limiti dell’esplosione. Non si rassegnano, le varie lobby che gravitano attorno al cemento vecchio e nuovo, al fatto che hanno tirato troppo la corda, si è costruito troppo, e il bene-casa si è inflazionato di per sé. Ma soprattutto non riescono a farsi una ragione della crisi che, anche a seguito delle follie immobiliari, ha impoverito tutti i possibili acquirenti, privandoli di una liquidità che non trovano nemmeno più in banca.

Prova ne sia, come titolano oggi tutti i quotidiani, che i mutui, nel primo trimestre del 2012, si sono praticamente dimezzati rispetto ai mesi precedenti. A riprova che le banche hanno chiuso i rubinetti, semplicemente rendendo accessibili le linee di credito solo a chi già detiene una corposa quantità di denaro e garanzie più che ampie di solvibilità. A rafforzare la strategia di dissuasione dalla richiesta di mutui, sono i livelli degli interessi, folli per i mutui a tasso fisso o misto, un po’ meno alti, ma sempre più della media europea, per quelli a tasso variabile.

La conferma dunque è lì, e la domanda allora va riproposta all’ISTAT: sulla base di cosa si può sostenere che i prezzi degli immobili sono cresciuti, se la domanda non solo langue, ma è in coma profondo? Non sarà che, tanto per cambiare, l’Istituto ha ceduto alle pressioni di qualche allegra lobby per mandare all’opinione pubblica un messaggio tanto rassicurante quanto falso?

Per chi legge queste pagine, la risposta è chiara da tempo, e sul settore immobiliare italiano non resta che attendere l’inevitabile esplosione della bolla, stile Spagna.

(ds)

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