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LA SICCITÀ DEL DENARO MANCANTE

Altro no della Bundesbank alla Bce, sull’acquisto di bond. Ma il vero nodo è cosa fare dei soldi pubblici

Si parla moltissimo delle oscillazioni dello spread. Si parla troppo poco del fattore tempo, che nei processi finanziari, e speculativi, svolge un ruolo essenziale: in mancanza di scelte capaci di apportare dei miglioramenti la situazione non rimane stabile. Si aggrava.

Qui in Europa, com’è noto, siamo nel pieno di un’impasse. A fine giugno si è raggiunto un accordo di massima – o di facciata – su una gestione comune delle difficoltà dei singoli Paesi, prospettando un utilizzo estensivo del Fondo Salva Stati e affini. A tutt’oggi le affermazioni di principio non si sono tradotte in nulla di concreto. E men che meno di risolutivo. La Germania si è messa di traverso e ha rimesso la questione alla propria Corte Costituzionale, che dovrebbe pronunciarsi il 12 settembre.

Intanto le schermaglie proseguono, non fosse altro che per mostrare di essere vigili e attivi, e l’ultimo episodio sta lì a confermarlo. Il settimanale Der Spiegel ribadisce che l’obiettivo della Bce è l’acquisto dei bond con tassi troppo alti, e la querelle si riaccende. Nuovi no sul versante tedesco. Nuove smentite dell’Eurotower.

Nel solito intreccio perverso tra governi politici e vertici bancari, però, non c’è nessuno che affronti il vero e insormontabile problema: i capitali pubblici sono prosciugati e non potranno mai bastare sia a pagare interessi così elevati che a rilanciare produzione e consumi.

La “siccità” monetaria sta desertificando la società intera.

 

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