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SULCIS. DRASTICO AUT AUT DEI MINATORI

La loro miniera è condannata alla chiusura e i lavoratori si asserragliano sottoterra, a 400 metri

Idee chiare e determinazione a lottare sul serio e in prima persona, invece di lasciarsi avviluppare nella ragnatela delle deleghe ai sindacati e ai politici.

Da ieri sera una quarantina di minatori della Carbosulcis si è barricata nelle gallerie sotterranee, a ben 373 metri di profondità, e promette di tenere duro, unitamente ai colleghi rimasti in superficie. «Si va ad oltranza», spiegano i portavoce della protesta. «Ormai il Sulcis è in guerra. Il carbone è strategico, l'alluminio pure. Non si può pensare di chiudere le fabbriche senza colpo ferire».

La richiesta, o piuttosto l’aut aut, è che si sblocchino i finanziamenti, da 200 milioni di euro, che permetterebbero di riconvertire gli impianti creando un deposito di stoccaggio per l’anidride carbonica.

Purtroppo, specie nella situazione attuale, dare vita a manifestazioni clamorose è quasi indispensabile per costringere i potenti a occuparsene. Molti ricorderanno l’azzeccatissima provocazione avviata nel febbraio 2010 all’Asinara, parodiando con “L’isola dei cassintegrati” uno dei più noti, e stupidi, reality show della televisione italiana.  

Allora, come ora, il colpo d’ala arriva dalla Sardegna. Un titolo di merito per la popolazione dell’Isola. E, forse, la prova che la ribellione contro l’ingiustizia economica trova un suolo più fertile là dove sopravvive il senso di un’identità collettiva.


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