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Il copia-incolla di Napolitano

A seguire, la nota ufficiale dal sito della Presidenza della Repubblica in cui gli strapagati funzionari del Quirinale sembrano essersi limitati a copia-incollare una vecchia nota dei ghost writer berlusconiani.

(I neretti sono nostri)

A proposito della campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica

N o t a

La "campagna di insinuazioni e sospetti" nei confronti del Presidente della Repubblica ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino. Alle tante manipolazioni si aggiungono, così, autentici falsi.

Il Presidente, che non ha nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere, ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia.

Quel che sta avvenendo, del resto, conferma l'assoluta obbiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell'istituzione.

Risibile perciò è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter "ricattare" il Capo dello Stato. Resta ferma la determinazione del Presidente Napolitano di tener fede ai suoi doveri costituzionali. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante.

Roma, 30 agosto 2012

Beninteso. In questo caso come in tutti quelli relativi a Berlusconi, se le indiscrezioni si rivelassero realtà, sarebbe gravissimo. Da dimissioni, per intenderci. Berlusconi non le ha mai date: le darà Napolitano?

Ma ancora, ecco l'opinione di Massimo Fini, pubblicata sul numero di Luglio del Mensile, in merito alla querelle attorno alle intercettazioni di Napolitano: 

 

Napolitano e le intercettazioni
Al di là delle interpretazioni giuridiche, la posizione di Napolitano è estremamente grave perché lui ricevendo una telefonata da un indagato ha accettato di parlare delle indagini di cui questi è indagato - non sappiamo il contenuto della telefonata ma sicuramente ha accettato di parlarne - invece la cosa corretta che avrebbe dovuto fare, appena Mancino lo chiamava, se non gli parlava della moglie o della pastasciutta, insomma non appena introduceva l’argomento delle indagini, avrebbe dovuto rispondergli “mi dispiace, Nicola, ma di questo io con te non posso parlare”, e avrebbe dovuto mettere giù il telefono. L’atto grave, almeno dal punto di vista politico, è già avvenuto ira ipsa. Ricordo un precedente, dove il pur abominevole Cossiga, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro Moro, fu avvicinato da Donat-Cattin, con il quale era amico da secoli, il quale gli chiese se suo figlio era indagato per le questioni di terrorismo, e Cossiga disse, correttamente, che a questa domanda lui non poteva rispondere e che questi discorsi non poteva farli con lui. Questo avrebbe dovuto essere l’atteggiamento di Napolitano.
È un po’, mutadis mutandis, come quando Berlusconi telefona alla questura di Milano: il fatto grave è già avvenuto comunque. È che egli parli con un indagato delle indagini che lo riguardano. È una questione che può non essere giudiziaria ma è sicuramente politica e in un altro paese porterebbe all’impeachment immediatamente. Sulla cosa si crea poi un gran polverone e devo dire che a difendere le questioni di fondo sono stati solo Di Pietro e poi Il Fatto Quotidiano, che sulla cosa ha battuto molto, ma giustamente, perché nella sostanza profonda del fatto c’è che lui accetti di parlare con un indagato delle indagini. In pratica si finisce per distogliere l’attenzione dalla questione di fondo, cioè se c’è stata o non c’è stata la trattativa Stato-mafia. Ma, ripeto, anche non volendo andare al punto di fondo, la scorrettezza di Napolitano c’è già stata. Non solo: il Presidente della Repubblica ha il coraggio, a Palermo, durante un discorso, di dire che bisogna accertare tutta la verità sbarazzandosi della ragion di Stato e poi di fatto oppone la ragion di Stato alle indagini dei giudici di Palermo, con la massima disinvoltura. La stessa disinvoltura con la quale Berlusconi pensa di potersi ricandidare. 

 

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