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BERNANKE COME DRAGHI. E VICEVERSA

Il capo della Fed non annuncia misure precise ma parla a sua volta di «misure non convenzionali»

Ben Bernanke ha lasciato tutti a becco asciutto, nel suo discorso di apertura al meeting annuale tra i banchieri centrali che si è aperto oggi alle 16, ora italiana, a Jackson Hole, nel Wyoming.

Tuttavia, benché non abbia annunciato nessun ulteriore intervento diretto a sostegno dell’economia americana, la sua posizione in linea di principio è indubbia. Come ha ribadito alla vigilia dell’incontro, «non possiamo escludere un ulteriore ricorso a politiche non convenzionali».

Guarda caso, è la medesima espressione che è stata utilizzata il 2 agosto scorso anche da Mario Draghi, di fronte alle persistenti difficoltà dell’euro e, più in particolare, di fronte agli spread tuttora troppo elevati tra la Germania e le nazioni in affanno come la Spagna e l’Italia.

La differenza, cospicua all’atto pratico ma irrilevante sul piano della visione economica, è che quelle «politiche non convenzionali» (leggi “quantitative easing” sui titoli pubblici) la Federal Reserve di Bernanke è libera di usarle, mentre la Bce di Draghi può soltanto adombrarle come possibilità futura. A impedirne l’adozione immediata, com’è noto, ci sono due fattori: da un lato quello normativo, con il Trattato europeo che vieta l’acquisto diretto di bond da parte della Bce, e dall’altro quello politico, con la Germania che almeno finora si dichiara del tutto contraria.

Ma l’affinità strategica rimane, e non va dimenticata. Mario Draghi ha annullato la sua partecipazione al vertice di Jackson Hole, che si svolge sotto l’egida del FOMC (il Federal Open Market Committee della stessa Fed), ma è un mero dettaglio. Fosse per loro due, il presidente della Federal Reserve statunitense e il governatore della Bce, la sintonia tra Usa e Ue sarebbe pressoché totale, quantomeno sul versante delle banche centrali. Entrambi, infatti, sono convinti che in nome della stabilità monetaria si possa fare qualunque cosa, a cominciare dall’acquisto diretto di titoli di Stato. Quello che si guardano bene dal dire, ovviamente, è che la stabilità monetaria non è un baluardo a vantaggio di tutti i cittadini.

Essa, al contrario, serve innanzitutto a puntellare la tenuta dello statu quo finanziario, barcamenandosi tra i classici rischi contrapposti dell’aumento di liquidità che spinge in su l’inflazione e della carenza di denaro che ostacola la crescita.


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