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Siria: “lost in translation”. La disinformazione universale

Problemi di traduzione che però probabilmente nascondono problemi di censura in Iran: le critiche alla Siria scompaiono dal discorso del presidente Morsi.

I traduttori simultanei del vertice, che era ritrasmesso in diretta televisiva, hanno sostituito ogni riferimento alla Siria con il nome Bahrein. Il discorso originale di Morsi, infatti, era il seguente: “la rivoluzione in Egitto è stata un pilastro della primavera araba. È cominciata pochi giorni dopo la Tunisia, è stata seguita da Libia e Yemen, e oggi la rivoluzione è in Siria" mirando al regime oppressivo. Invece i solerti traduttori hanno stabilito che il regime oppressivo era quello del Bahrein.

Non che il Bahrein sia una democrazia rimasta esente dai moti della primavera, anche se lì la protesta era sciita e questo spiega la scelta dei traduttori, ma le parole di Morsi sono state tradite e non tradotte, al fine di ingannare l’opinione pubblica iraniana.

Non solo la televisione, ma anche siti e agenzie di stampa iraniani hanno completamente falsificato le dichiarazioni del presidente egiziano, facendolo sembrare un sostenitore di Assad. Solo l’agenzia ufficiale ISNA ha ammesso che Morsi sostiene le opposizioni, ma ha completamente sorvolato sulle critiche da lui mosse al regime.

La falsificazione dell’informazione non è quindi una esclusiva occidentale, anzi è una tradizione che appartiene piuttosto ai regimi autoritari, che l’Iran rispetta con solerzia e senza vergogna.

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