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CHI SEMINA MISERIA RACCOGLIE TUMULTI

La rabbia. La paura di finire disoccupati. I lavoratori Alcoa manifestano a Roma e scoppia la violenza

Finora si erano sostanzialmente limitati ad aspettare. Ad aspettare che il governo centrale facesse quello che deve fare per definizione: trovare soluzioni ai problemi. E trovarle per tempo, prima che le difficoltà diventino dei grovigli che è impossibile sciogliere.

Ma il tempo è passato, e le soluzioni non sono venute. Quello che è arrivato, al contrario, è lo sconsolato commento di Passera, ministro dello Sviluppo economico: «Una situazione quasi impossibile, di scarsissimo interesse per gli investitori».

Per lui, tutt’al più, è motivo di rammarico. Per quelli che sono destinati a rimetterci il posto di lavoro – e tutto quello che ne consegue in termini di stipendio, di dignità, di sopravvivenza per sé e per i propri famigliari – è la soglia della disperazione. E allora non c’è davvero da stupirsi, se arrivano gli scontri di oggi. Con le bombe carta e tutto il resto, che peraltro potrebbe ancora essere nulla rispetto a quello che incombe.

Qualcosa, a ogni modo, che dovrebbe finalmente cambiare la domanda fondamentale, per i politici o i tecnici che siedono a Palazzo Chigi. La domanda non è più: si può salvare l’Alcoa? La domanda è: perché mai i lavoratori dell’Alcoa, o delle altre aziende in condizioni analoghe, dovrebbero lasciarsi gettare sul lastrico senza muovere un dito?

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