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DOPO MR. MONTI UN ALTRO MR. MONTI

C’è un copione prefissato e c’è un ruolo da interpretare: l’attore può anche cambiare, il resto no

Lui si schermisce, come già svariate altre volte in passato. E del resto lo aveva fatto, in termini altrettanto netti, ancora prima di essere catapultato a Palazzo Chigi da Napolitano.

La filastrocca suonava all’incirca così: “Ma no, macché, la politica non fa per me”. Poi, com’è noto, la tiritera è stata aggiornata: “Ma sì, vabbé, per il Paese mi faccio in tre”.

La credibilità delle attuali smentite, riguardo a un reincarico alla presidenza del Consiglio dopo le Politiche del prossimo anno, è ovviamente la medesima di quelle precedenti. Mario Monti, d'altronde, non è nulla di più e nulla di meno di un alto funzionario di un sistema sovrannazionale. Che a un livello si chiama Ue. E a un altro si chiama Fmi. E che nel suo insieme, con l’aggiunta della Bce, forma appunto la superholding chiamata Troika.

Come ha sottolineato egli stesso, nella giornata conclusiva del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, «Mi permetterei di suggerire a chi mi succederà di tenere molto presente che ormai il governo si fa in gran parte a Bruxelles, con un'attiva partecipazione italiana».

Quello che si è dimenticato di aggiungere – ma a questo punto, probabilmente, è sottinteso – è che la «attiva partecipazione italiana» consiste nell’aderire in tutto e per tutto ai desiderata di chi tira i fili. Se possibile, anticipando di slancio le richieste/imposizioni. In subordine, controfirmando ogni direttiva e adempiendovi di buona lena.

Mr. Monti ha dimostrato di saperlo fare benissimo. E sembra assai verosimile che, laddove lo si dovesse sostituire davvero, si troverà qualcun altro “alla bassezza della situazione”.


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