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OBAMA VS CINA: AIUTACI TU, WTO

La querelle è sui sussidi alle esportazioni. L’ipocrisia è invocare le regole solo quando si è sotto attacco

Prova a fare la voce grossa, il presidente Usa in cerca di una riconferma alla Casa Bianca: e infatti l’attacco contro la Cina arriva durante un comizio all’Eden Park di Cincinnati, Ohio.

Obama se la prende con gli aiuti concessi da Pechino al settore delle esportazioni di auto, per un ammontare stimato intorno al miliardo di dollari, e annuncia un ricorso alla Wto, la World Trade Organization. I toni sono duri, e vorrebbero apparire ultimativi: giudizi lapidari sui sussidi, che «non sono giusti» e promessa di battaglie senza quartiere, all’insegna di un risoluto «non li tollereremo».  

Che la questione sia effettivamente spinosa non c’è dubbio. Le ripercussioni negative sull’economia statunitense, che langue ormai da anni sotto il peso della crisi, potrebbero coinvolgere 770 mila lavoratori, 475 mila dei quali impegnati nella produzione di componentistica e pezzi di ricambio. Ma a fare acqua è la pretesa di Obama, e più in generale delle autorità Usa, di agire nel completo rispetto delle regole, attribuendo sempre a qualcun altro la parte del cattivo.

«I sussidi alle esportazioni – puntualizza a sua volta Ron Kirk, il ministro del Commercio estero – sono proibiti dal Wto, perché considerati causa di distorsioni degli equilibri del sistema di scambi internazionale». Il seguito è appunto nel segno dell’autoelogio: gli Stati Uniti sono i campioni del fair play e devono, legittimamente, difendersi dalle scorrettezze altrui: «Noi insistiamo sulla necessità di avere un campo equo in cui la nostra industria manufatturiera di qualità mondiale possa competere. Oggi continuiamo a manifestare chiaramente ai nostri partner  commerciali che combatteremo per sostenere ogni singolo posto di lavoro qui da noi in questo settore».

A Pechino, ovviamente, la vedono in maniera assai diversa. La diatriba va avanti da tempo e investe anche altri settori. La Cina, accusata di aiuti illegali per quanto riguarda l’esportazione dei auto, contrattacca coi ricorsi sulle massicce misure anti dumping adottate da Washington per una serie di altre merci, quali gli elettrodomestici da cucina, la carta, eccetera.

La verità è elementare, per chi la voglia vedere. La globalizzazione è scorretta di per sé, poiché obbliga a competere tra loro dei soggetti che producono in contesti estremamente diversi e, quindi, con costi troppo eterogenei, a cominciare da quello del lavoro. Di questo vizio d’origine gli Usa, e in generale gli Stati che sono o che si sentono più forti, vorrebbero mantenere soltanto i vantaggi, gestendo a piacimento le proprie strategie.

In teoria fanno l’apologia della libera concorrenza. In pratica aspirano all’apoteosi del monopolio.

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