Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

SULCIS: LA LOGICA DEL REALITY SHOW

La clamorosa protesta va a segno, ma solo perché è diventata un caso mediatico. Il motivo peggiore

Per loro, i minatori in lotta che si erano ritirati nel sottosuolo per scongiurare la dismissione degli impianti, c’è ovviamente da rallegrarsi. Se non altro nell’immediato.

L’obiettivo era squarciare la rete di indifferenza che li avviluppava da molto tempo, avviandoli a un futuro di disoccupazione, e almeno un primo riscontro importante l’hanno ottenuto: il governo si è affrettato a occuparsi della questione e per il momento la chiusura è stata evitata. Fino al 31 dicembre non se ne parla. Poi si vedrà.

La Regione, pressata da Palazzo Chigi, dovrebbe partorire un piano “definitivo” già entro novembre, ma i dubbi restano. I segnali che arrivano dalle autorità e dagli esperti sono contraddittori e, quindi, per nulla rassicuranti. C’è chi dice che la riconversione delle miniere è possibile e c’è chi dice di no. Ma non è nemmeno questo, il tratto saliente.

Al di là delle legittime aspettative dei lavoratori direttamente coinvolti, l’aspetto decisivo della vicenda è un altro. E rimanda ai moltissimi altri casi analoghi di crisi aziendali (circa 150 vertenze aperte, presso il ministero dello Sviluppo economico, con 180mila posti in ballo).

Detto in sintesi: come si fa a ottenere giustizia, quando la giustizia non arriva da sola? E quando, per di più, viene addirittura negato che la perdita del lavoro sia di per sé un’ingiustizia, sbandierando come alibi inappellabile le “ragioni” del mercato che portano altrove i capitali e le imprese?

Se l’inerzia è inaccettabile, e il cinismo ancora di più, l’alternativa non può però diventare il gesto eclatante e imprevisto come quello dei minatori del Sulcis. Ci manca solo che in giro per l’Italia si scateni la gara a chi si inventa la forma di protesta più scioccante, e perciò più capace di suscitare l’attenzione dei media. E a seguire dell’opinione pubblica. E, di riflesso, degli organi di governo.

Questa non è una soluzione: è il surrogato spettacolare delle manifestazioni di piazza. Sono i diritti che degenerano nei bonus, concessi solo a chi è più bravo a far accendere i riflettori su di sé e sulla propria storia “toccante”. Sono i drammi quotidiani che non bastano più a suscitare l’attenzione che meriterebbero, e che pertanto devono scovare l'artificio giusto per uscirne ingigantiti.

È la realtà che cede il passo ai Reality Show: pochissimi vincitori, una miriade di “eliminati”. E di aspiranti concorrenti che non verranno neppure ammessi.   

(fz)

I nostri Editori

Autunno: le tariffe in aumento

Per l'Ocse siamo all'ultima spiaggia