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Rapito il premier libico. O forse arrestato. In ogni caso punito...

Per il governo libico è stato rapito. Per le milizie arrestato. Fatto è che il premier libico Ali Zeidan è stato prelevato all’alba da uomini armati e portato in un luogo sconosciuto. Un gruppo di ex ribelli che si è definito l’Ufficio libico per le operazioni rivoluzionarie ha fatto sapere su Facebook di avere preso il primo ministro «su ordini del procuratore» aggiungendo che  Zeidan è stato «arrestato in base al codice penale libico… su istruzione del pubblico ministero». Amel Jerary, il portavoce del primo ministro ha smentito le indiscrezioni che parlavano anche di un secondo rapimento, quello del ministro delle Finanze, e ha detto a Al Jazeera che al momento «nulla è chiaro».  In realtà è tutto cristallino. «Se si destabilizza si andrà verso la confusione, verso Bin Laden, verso i gruppuscoli armati. Avrete migliaia di persone che invaderanno l'Europa dalla Libia. E non ci sarà nessuno per fermarli» aveva detto Muhammar Gheddafi nei giorni in cui l’occidente “democratico” si preparava a destituirlo. Era stato facile profeta. I raìs ha fatto una brutta – e vergognosa – fine e con lui un Paese che sotto la sua abile e scaltra gestione delle realtà, claniche più che politiche, che formavano il mosaico libico godeva di una certa stabilità.  Oggi invece la Libia è un Paese ingestibile, ostaggio delle milizie, terreno incontrollabile nel quale infine Washington può intervenire a suo piacimento. Come accaduto pochi giorni fa, quando le forze speciali nordamericane, partite dalla base italiana di Sigonella, hanno catturato Abu Anas al-Libi, uno dei responsabili dell'attentato del 1998 all'ambasciata Usa di Nairobi. Martedì il primo ministro Ali Zeidan e il Parlamento libico avevano protestato per la violazione della sovranità libica convocando l'ambasciatrice americana Deborah Jones e chiedendo la restituzione di Al-Libi. Un gesto ovviamente di facciata, gli attuali governanti libici sanno bene che il Paese non è sotto il loro controllo e che la sovranità libica non esiste più, è diventata il prezzo da pagare agli statunitensi per potersi sedere sugli scranni dirigenziali e difendersi dalle milizie. Zeidan aveva abbaiato, ma la risposta del segretario di Stato Usa Kerry, secondo cui il governo libico era stato messo al corrente del raid statunitense, ne ha decretato la definitiva perdita di credibilità. La “punizione” da parte delle milizie che scorrazzano liberamente per il Paese è arrivata puntuale.

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