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Dietro front dell’Unione Africana

Si è concluso con un nulla di fatto il vertice straordinario dell’Unione Africana, dedicato ai rapporti con la Corte penale internazionale (Cpi). Era iniziata come una rivolta dei capi di Stato africani contro “la caccia razziale” dell’organismo internazionale ed è finita con un dietro front che ha dell’incredibile.  Nessuna fuga di massa, annunciata dal presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta alla vigilia. Al vertice di Addis Abeba, non è stato raggiunto il quorum dei due terzi necessario affinché l’Unione Africana sancisse l’uscita dal tribunale con sede all’Aja.

Dopo due giorni (venerdì e sabato) di acceso dibattito, l’Ua ha preso essenzialmente due decisioni: da un lato, una risoluzione nella quale si chiede «di sospendere i procedimenti nei confronti del presidente Kenyatta e del suo primo ministro Ruto» e,  da un altro lato, l’invito al governo di Nairobi di chiedere al Consiglio di sicurezza dell’Onu il rinvio del processo a Kenyatta, in programma il 12 novembre.

La prima decisione è sostanzialmente una misura salvaKenyatta, di cui beneficerebbe anche il presidente sudanese Omar al Bashir, accusato di crimini contro l’umanità in Darfur.

Come ha spiegato il ministro degli Esteri etiope, Tedros Adhanom Gebryesus, «il vertice ha deciso che il presidente Kenyatta non dovrà comparire in tribunale all’Aja finché le nostre richieste non avranno avuto risposta». Gebryesus, presidente di turno dell’Ua, davanti all’assemblea ha duramente criticato «il doppio standard praticato dalla Corte penale internazionale nell’applicare la giustizia internazionale». Una posizione espressa anche da Kenyatta, che ha parlato di «razzismo» e definito il tribunale dell’Aja «un giocattolo nelle mani di potenze imperialiste in declino». «Questa Corte è stata creata dai governi europei e nordamericani contro la sovranità degli Stati africani e dei popoli (...). Tutti tranne l’Africa sembra priva di responsabilità», ha aggiunto.

Gli stessi vertici dell’Ua hanno denunciato gli abusi di potere e le indebite ingerenze della Cpi, che guarda esclusivamente verso il continente nero.

Il presidente dell’Ua Dlamini-Zuma ha affermato che «l’Africa deve rafforzare la capacità dei suoi sistemi legali, nazionali e continentali (...) affinché la Corte penale internazionale diventi un tribunale di ultima istanza».

 

 

 

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