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Hollande in Sudafrica: diplomazia e affari

La Francia e il Sudafrica si lasciano alle spalle le divergenze del passato. La Libia è un lontano ricordo. Le dure dichiarazioni del presidente sudafricano, Joseph Zuma, che aveva accusato Parigi di aver bombardato Tripoli per «permettere al gruppo di ribelli di avanzare», pure.  

Ora i due Paesi stringono accordi economici e pensano a un «partenariato equilibrato». Lo ha reso noto il presidente francese François Hollande, in visita ufficiale in Sudafrica, durante una conferenza congiunta con il suo omologo locale, Joseph Zuma. Hollande ha anche annunciato la firma di due importanti accordi commerciali: Gas de France costruirà una centrale termica (contratto da 1,5 miliardi di euro) e una centrale solare, mentre Alstom fornirà 3600 vagoni alla Passenger Rail Agency of Sudafrica (Prasa), l’ente pubblico responsabile del trasporto in Sudafrica, per un valore di 4 miliardi di euro. Un contratto che, secondo il capo dell’Eliseo, è «eccellente esempio di partenariato». Inoltre, la Francia spera di poter partecipare alla costruzione di sei nuovi reattori nucleari di cui il Sudafrica ha bisogno per far fronte al suo crescente fabbisogno energetico.

«Oggi è una tappa importante nelle relazioni bilaterali tra Pretoria e Parigi», ha concordato Zuma: «Abbiamo deciso che abbiamo bisogno di sviluppare il commercio in modo equilibrato».

Oltre agli accordi economici, i due presidenti si sono soffermati a lungo sui conflitti tuttora aperti a livello internazionale. In primis, il summit dell’Unione Africana che si è svolto nel fine settimana scorso ad Addis Abeba, dedicato ai rapporti con la Corte penale internazionale, accusata di “abusi di potere”. Con spocchia Hollande, ha affermato che  la Francia è «legata alla Cpi» e non «può accettare nessun tipo di impunità».

«Siamo tutti contro l’impunità» ha ribattuto Zuma, aggiungendo che «gli Stati devono essere rispettati  e non possiamo sostenere una procedura che va contro gli interessi di una nazione sovrana». Chiaro riferimento al processo contro il presidente del Kenya, accusato dalla Cpi di crimini di guerra. «Durante il summit» ha spiegato Zuma, «abbiamo concordato con il Kenya affinché il processo sia rinviato».

La faccia tosta di Hollande, che parla di giustizia, o meglio ancora di una giustizia internazionale uguale per tutti, non è andata giù alla stampa africana che lo ha duramente criticato, ricordando gli interventi militari in Libia, in Costa d’Avorio e in Mali.  La Francia ha sulla coscienza la morte di migliaia di civili innocenti. Nel 2004, ad Abidjan, i soldati francesi hanno sparato sulla folla inerme, che manifestava pacificamente, uccidendo centinaia di persone e ferendone oltre duemila. Un crimine che è passato sotto il silenzio internazionale.

Infine, Hollande e Zuma si sono soffermati sulla situazione nella Repubblica Centrafricana, uno Stato senza diritto, in seguito al golpe dello scorso marzo orchestrato dalla Coalizione Séléka. «Noi sudafricani siamo d’accordo sul fatto che dobbiamo fare qualcosa e fare presto perché la situazione si sta deteriorando di giorno in giorno. Siamo pronti a far parte di una soluzione per aiutare il Centrafrica a tornare alla normalità», ha aggiunto Zuma, precisando che ogni intervento deve verificarsi nell’ambito dell’Unione Africana (UA) e delle Nazioni Unite (Onu).

La Francia, invece, propone l’invio di altre truppe francesi entro la fine dell’anno. Ad oggi Parigi ha 410 soldati dispiegati nell’ex colonia con l’incarico di garantire la sicurezza dell’aeroporto di Bangui e di tutelare i cittadini e gli interessi di Parigi nel Paese africano, ricco di diamanti e di petrolio.

Francesca Dessì

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