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A chi piace la manovra? Solo al governo

C’era da scommetterci, o da giurarci, ed è arrivata la conferma: il governo Letta (che in effetti è piuttosto un governatorato al guinzaglio della Troika) ha partorito una “legge di stabilità” (che in effetti è piuttosto un disegno di legge da sottoporre ai vertici UE) accompagnata da proclami altisonanti ma nel medesimo segno, asfittico, del governo Monti.

La strategia continua a essere imperniata su obiettivi di carattere finanziario, anche se l’incipit del comunicato ufficiale sostiene tutt’altro. E, così facendo, sconfina nel grottesco: la nuova normativa «segna una svolta nella programmazione economico-finanziaria degli ultimi anni, realizzando le due priorità di politica economica del Governo: favorire la crescita e promuovere l’occupazione».

Non ci crede nessuno, nemmeno tra quelli che pure sono tutt’altro che in antitesi al modello economico dominante. Di cui il presidente del Consiglio, che intanto si sta precipitando a Washington per “consultarsi” con Obama, è un solerte sostenitore. Persino il Corriere della Sera è lapidario: «La manovra varata ieri dal Consiglio dei ministri è insufficiente a rilanciare lo sviluppo».

Per quanto ci riguarda vi rinviamo alle nostre trasmissioni di oggi su Raz24.com, visto che almeno per ora non c’è bisogno di dilungarsi in un esame minuzioso. Trattandosi appunto di una sorta di bozza in attesa di chissà quante modifiche e integrazioni, sarebbe un lavoro in larga misura superfluo: come ha sottolineato stamattina un giornalista “confindustriale” del Sole 24 Ore, in operazioni di questo genere «il diavolo sta nei dettagli». E i dettagli, in larghissima misura, sono ancora da definire.

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