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Evo Morales. Lezioni boliviane sull’informazione

Il presidente boliviano Evo Morales ha dato ieri un lezione sul ruolo dell’informazione. E si può dire che non sia accaduto solo in senso metaforico, visto che si trovava alla Facoltà di Giornalismo e Comunicazione Sociale dell’Università Nazionale di La Plata, in Argentina, dove gli è stata conferita la nomina a professore onorario della nuova cattedra libera “Per Una Comunicazione Sociale per l’Emancipazione dell’America Latina”. Partito dai ricordi di quando era dirigente sindacale a Cochabamba, giorni nei quali in quella zona cocalera c’era «solo una radio, La Voz del Tropico, pagata dagli Stati Uniti», nella quale «era proibito parlare del sindacalismo, della foglia di coca, suonare la nostra musica» è arrivato alla sua esperienza nella veste presidenziale. L’obiettivo di quella radio pagata da Washington, ha ricordato, era ed è quello di tutti i mezzi di comunicazione privati: la diffusione della difesa della globalizzazione, della privatizzazione, del libero mercato. A Cochabamba venne messa in piedi una radio clandestina e in poco tempo La Voz del Tropico non venne più ascoltata. Radio Soberanía, così si chiamò, è oggi una delle tante emittenti che formano la rete di radio comunitarie in tutta la Bolivia e come tutte queste fa il lavoro che dovrebbe essere quello di ogni mezzo di comunicazione secondo Morales: «Educare ed informare, ma anche dire la verità e contribuire alla liberazione dei paesi», ha affermato, citato dal giornale argentino Página 12. Una volta diventato presidente i media privati «nelle mani di impresari antipatriottici, anti-America latina, di impresari che fanno affari con la dirigenza politica neoliberale, disinformando i popoli» hanno duramente attaccato Morales, appoggiando i tentativi di destabilizzazione della Bolivia. «I media ci dicevano che lo Stato non poteva amministrare perché era corrotto ed incapace, con la loro propaganda i media convincono la gente, le dicono che bisogna privatizzare e sopportare la privatizzazione di acqua, di luce, di gas. (…) Ci chiedevano di essere alleati degli Stati Uniti, e noi, i popoli originari, non possiamo accettarlo; noi ci siamo liberati dell’imperialismo, fino ad espellere l’ambasciatore ed ora siamo più solidi politicamente e democraticamente». Le cose sono cambiate, Morales ha dimostrato che l’informazione può essere partecipata, può educare e liberare. Per ora solo in Bolivia e gran parte dell’America Latina. Noi restiamo in ascolto…

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