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Giornata contro la povertà. In attesa di quella contro l’ipocrisia

Come poter mancare all’appuntamento? Tra quelle nazionali e mondiali abbiamo tutte le giornate impegnate. Tra la lotta nazionale all’obesità e quella contro le sordità, come ogni anno, dal 1993, ci cade tra capo e collo, il 17 ottobre, la Giornata (questa mondiale però eh!?) della lotta alla povertà. L’occasione è buona, per tutta una miriade di associazioni e ong, per spendere tempo e denaro in campagne di sensibilizzazione, che in vent’anni non hanno minimamente influito sull’aumento della miseria. Certo, il “lavoro” oggi è più facile: se qualche anno fa al centro dell’attenzione erano i cosiddetti Paesi del terzo mondo, con la conseguenza di vedersi sbattute in faccia le immagini di faccini neri, mosche e stomaci dilatati buone a farci sentire per un attimo – una giornata era davvero troppo – in colpa quali membri del ricco occidente, ora la globalizzazione della miseria, l’unica ad essersi compiuta alla perfezione, ci permette di non andare troppo lontano. Le recenti denunce della Croce Rossa Internazionale sull’aumento dei nuovi poveri in Europa certificano una realtà che possiamo vedere ogni giorno sotto casa: i pensionati che nel carrello del supermercato mettono oramai solo latte e pane, i sempre più diffusi suicidi di (ex) lavoratori e imprenditori. Se vogliamo dare una dimensione a tutto questo l’Istat rileva che nel 2012, il 15,8% della popolazione italiana era in condizione di povertà relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili, il 2% in più del 2011. Il 7,9% (nel 2011 era il 5,2%) era in povertà assoluta. In attesa della Giornata mondiale contro l’ipocrisia prepariamoci a tempi peggiori.

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