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Immigrazione: nel mare affondiamo anche noi

“Il mare pieno di morti”, titolano i lanci d’agenzia. Il nostro mare Mediterraneo che non è più ponte ma tomba. Ancora una volta. E ancora diventa impossibile contare le vittime della tratta degli esseri umani, trasportati come merce attraverso le onde, nel mare che una volta univa e oggi diventa baratro tra l’Italia e le coste del Nordafrica e del Vicino Oriente. Veniamo da lì e ora da quei luoghi importiamo la bomba sociale che, inconsapevole fin da quando rischia di venire inghiottita dai flutti, insegue il miraggio di una vita diversa, non certo migliore. 

Se ne accorgeranno nella precarietà di una vita al limite, nella questua quotidiana a un semaforo o in giro a vendere calzini e braccialetti della fortuna. O nella scelta consapevole della criminalità, con tutte le sue conseguenze. 

E noi, da questa parte, in quella che ancora ci vogliono far credere la “parte giusta”, nelle nostre tv vediamo scorrere le immagini dei teli bianchi e argentati sopra i resti della merce umana e poi subito dopo Formigoni, Brunetta, traditori, fedelissimi, e Letta gongolante: «È un grande». 

Lo spettacolo indegno di un Paese, quello dalla “parte giusta”, che affonda. E anche noi anneghiamo. Annaspiamo mentre la reclame, tra una notizia e l’altra, è quella degli Oro Saiwa: se compri una confezione regali una colazione a una famiglia povera in Italia. Poi quella dei toner per stampanti che se li compri regalano risme di carta alla scuola dei tuoi figli. E quella dei rotoloni asciugatutto che fanno vincere, sempre alla stessa italianissima scuola, una fornitura di carta igienica. 

E nessuno ci viene a salvare…  

A.L.

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