Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Grecia, reati d’opinione, e maestrine avventate (altro che bufala)

E dunque avremmo scritto, noi e pochi altri che hanno evidenziato la notizia, una bufala: il nuovo articolo inserito nel codice penale greco, secondo il quale “è punito (con la galera, N.d.R.) chi violi intenzionalmente le misure sanzionatorie e restrittive decise dalla Ue o dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU”, sarebbe un’opera di disinformazione. Così, almeno, secondo quanto riportato in un commento di Claudio Martini pubblicato anche dal sito Come Don Chisciotte (qui).

Le cose non stanno così, e chi si prende la briga di prendere una penna rossa in mano dovrebbe prestare maggiore attenzione e cautela prima di cimentarsi in ciò che può esporlo a facili e ulteriori correzioni. Come in questo caso.

Martini sostiene che non si tratta di un articolo che sancisce il “reato d’opinione”, ma di una semplice norma di politica estera. Il ragionamento, più semplicistico che semplice, è che non vi è alcun riferimento a una sanzione collegata alla eventuale opinione contraria alle politiche Ue, ma che si tratta quasi di una cosa dovuta, visto che, letteralmente, «Se l'UE o l'ONU designano come "terrorista" un'organizzazione o una persona fisica, oppure qualificano come responsabile di crimini internazionali uno Stato, e vi comminano delle sanzioni, allora la violazione delle misure amministrative comprese in queste sanzioni diviene una fattispecie penalmente perseguibile».

Ma dai? Tutta qui, la notizia? Niente affatto.

E allora ribadiamola, la portata della notizia in sé. Ci sono due modi per farlo. Il primo è a livello di cronaca. Basta in tal caso una agenzia di stampa, o una riscrittura di un lancio come le tante che appaiono sui vari siti mainstream (e ammesso che appaiano, visto che della cosa non ha parlato praticamente nessuno). Il secondo è cercare di interpretarla, come abbiamo fatto noi e pochi altri. Ovvero capirne la portata, il significato e, soprattutto, la prospettiva.

È ovviamente una interpretazione estensiva quella che amplia il reato previsto oggi, rivolto a chi viola una norma dedicata ufficialmente al rispetto delle sanzioni e delle misure restrittive dell’Ue, anche all’aspetto della semplice “opinione”. Tanto che, nel nostro testo di commento alla notizia, abbiamo riportato fedelmente la norma stessa. Ma si tratta di una interpretazione che sottolineiamo con forza anche adesso.

Inserire in un codice penale interno una norma che fa espressamente riferimento a elementi di natura estera, ed europea in particolare – e farlo soprattutto in un momento come questo, dove la Grecia è in ginocchio per le misure restrittive che proprio dall’Unione Europea provengono e dove la protesta sociale, per mera necessità e non per mere opinioni di qualche inguaribile sovversivo, è quasi costretta a violare quelle norme – è cosa che va ben oltre il semplice codice penale. E va ben oltre, in realtà, anche all’eventuale reato di opinione. È cosa che rasenta la possibilità di sopravvivenza. A questo punto, in Grecia, non ci sono reali alternative: o i cittadini violano intenzionalmente le sanzioni e le misure restrittive provenienti dalla normativa Ue, oppure, semplicemente, non sopravviveranno. 

A nostro avviso, dunque, non solo si deve interpretare la notizia relativa alla nuova norma del codice penale appena approvata in Grecia in maniera estensiva, cogliendovi quantomeno la prefigurazione del reato di “antieuropeismo” (ed è di questo che abbiamo scritto), ma si deve invece estenderla anche in senso ulteriore: soprattutto ora, in prossimità delle imminenti elezioni europee.

In estrema sintesi, si è «sciatti e manipolatori» (per riprendere le incaute parole di Martini) proprio se, in occasioni del genere, ci si appiattisce completamente su un giornalismo da agenzia, limitandosi a riportare la mera notizia. Tutto il contrario di quello che abbiamo fatto noi, ragionando sul momento sociale – e addirittura storico – in cui questa norma liberticida è stata approvata. Quella in corso è una guerra: ogni spostamento di truppe ci riguarda e deve essere interpretato osservando attentamente la prospettiva, ovvero la strategia, in cui essa si inserisce.

I nostri Editori

Gli eurocrati guardano all’Artico, ma in ossequio agli USA

Air France azzera il valore della partecipazione in Alitalia