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Bolivia e Ecuador: la Cidh cambi o usciremo

I presidenti di Bolivia, Evo Morales, e Ecuador, Rafael Correa, hanno annunciato giovedì di stare valutando la possibilità di rinunciare alla partecipazione al Sistema Interamericano Derechos Humanos (Sidh) del quale fa parte la Cidh, la Corte dello strumento di integrazione che fa capo dell’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, se le riforme richieste da diverse nazioni latinoamericane non di materializzeranno entro il prossimo anno. 

La Cidh è stata più volte criticata dai Paesi dell'Alba (Alianza bolivariana para los pueblos de nuestra America) per la sua subordinazione agli interessi nordamericani nell’area. Il Venezuela, che l’anno scorso con Hugo Chávez aveva annunciato la volontà di ritirarsi dalla giurisdizione della Corte, ha finalizzato recentemente sotto la guida del suo successore Nicolas Maduro il processo di uscita. Il passo decisivo dopo anni di critiche venezuelane era arrivato dopo la sentenza con cui la Corte Interamericana dei Diritti Umani aveva dato ragione a Raul Diaz Peña, un cittadino venezuelano colpevole di aver piazzato nel 2003 degli ordigni esplosivi nelle ambasciate colombiana e spagnola allo scopo di destabilizzare il giovane governo bolivariano. Peña era riuscito a fuggire negli Usa e la Corte aveva riconosciuto il Venezuela colpevole di torture nei confronti dell’uomo nel corso della sua detenzione e obbligato le autorità a un risarcimento. Una sentenza prevedibile visto che l’organismo è direttamente finanziato da Washington, nonostante gli Stati Uniti non abbiano mai firmato il Patto di San José del 1969 che stabilisce la Convezione Americana sui Diritti Umani, alla quale fa riferimento la Cidh. 

Morales e Correa, sicuramente i due capi di Stato dell'area più vicini al bolivarismo chavista, promettono battaglia: «Se non ci saranno cambiamenti sostanziali nella sede, finanziamento, uguaglianza per tutti i reclami (…) rifletteremo seriamente sulla nostra continuità in questo sistema interamericano dei diritti umani che ha tante evidenti contraddizioni», ha affermato Rafael Correa. 

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