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La BBC, le stragi e la manipolazione delle coscienze

Non è il primo né l'ultimo report che viene dalla Siria a raccontarci di fatti del genere. Il servizio pubblicato a fine settembre dalla Bbc (Syria: Agony of victims of 'napalm-like' school bombing, qui) indugia su immagini di bambini colpiti mentre giocavano, presumibilmente da una bomba incendiaria, nello scorso agosto ad Aleppo. E mostra alcuni degli stessi bambini oggi in cura in alcuni ospedali turchi. 

È veramente difficile andare oltre alle immagini, in questo caso di bambini, gli innocenti per definizione, vittime di una guerra. Ma riflettendo su ragioni e significato del conflitto siriano, dovrebbe fare ancora più rabbia di quanta ne causi la vista di corpicini dilaniati l’uso che ne viene fatto dalla stampa mainstream al servizio degli interessi occidentali. 

Quella siriana è una guerra iniziata in modo mediatico ben prima delle ostilità che oggi vediamo. Per almeno un anno venne descritta e raccontata dalle agenzie di stampa una insurrezione popolare che non trovava conferma nelle fonti locali. Ma tanto bastava per condannare il governo siriano e parlare di un’altra “primavera araba”. Quel che è venuto dopo, il conflitto vero con il suo corollario di morti e tragedie, era stato ampiamente preparato nell’immaginario degli utenti dei media. E ancora è stato e viene oggi manipolato per continuare a tenere in piedi una immagine del conflitto sempre più traballante. 

La strage di Hula è uno degli esempi più eclatanti: attribuita all’esercito regolare – con a seguire le condanne e le minacce ad Assad da parte della comunità internazionale – è stata relegata nel dimenticatoio una volta scoperto da un reporter tedesco del Frankfurter Allemagne Zeitung che a commetterla erano stati i cosiddetti - non da noi - “ribelli”. 

Questo aneddoto non significa che quanto raccontato nei giorni scorsi dalla Bbc non sia vero, ma che è oggi impossibile sapere chi è stato realmente l’autore del bombardamento della scuola. Aleppo è divisa in due, una parte sotto il controllo delle truppe regolari e una in mano alle milizie infestate dagli islamisti. Se pensiamo, ad esempio, che le uniche prove certe sull'uso delle armi chimiche conducono, secondo Carla del Ponte e non un “complottista” qualsiasi, agli insorti e ripensando alle dichiarazioni del compagno di prigionia di Quirico, che accusa le milizie di usare armi proibite per scatenare la reazione occidentale, pensare che tali scempi siano atti deliberati dei "ribelli" non è una ipotesi peregrina. È per loro indispensabile accreditare ulteriormente Assad come un sanguinario che massacra il popolo che non sta dalla sua parte. E hanno bisogno di attirare verso le loro posizioni la popolazione inerme. 

Quando la bomba ha svolto il suo compito mortale è già troppo tardi per capire da dove è arrivata, e quel che conta è la morte e lo scempio di chi vorrebbe solo uscire da un incubo. In guerra accade questo ed altro, i civili sono solo carne da macello o massa da manipolare all'occorrenza.

Alessia Lai

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