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Brasile. Gli insegnanti protestano, altri si infiltrano

Violenti scontri, ieri, a Río de Janeiro durante manifestazioni indette dagli insegnanti brasiliani. Secondo alcuni media locali i disordini sarebbero dovuti all’infiltrazione di diversi manifestanti violenti nella marcia di appoggio allo sciopero indetto dai docenti della scuola pubblica che da due mesi chiedono aumenti salariali e che hanno portato migliaia di persone a riversarsi nelle strade di Río e San Paolo. Le proteste violente in Brasile erano iniziate già mesi fa con piccole mobilitazioni contro l’aumento di 20 centesimi di real del biglietto del bus a San Paolo, ma poi nello scorso giugno sono letteralmente “lievitate” con la denuncia dell’esorbitante stanziamento di denaro – 15 miliardi di dollari – destinato dal governo alla Conferation Cup e ai Mondiali di calcio del prossimo anno. Soldi visti come uno schiaffo alla condizione di molta parte della popolazione. In quell’occasione le richieste dei manifestanti sono diventate più circostanziate: un migliore sistema sanitario, una educazione pubblica di qualità. L’8 settembre altre manifestazioni indette in occasione della Festa dell’Indipendenza erano degenerate. Gli scontri violenti hanno fatto emergere una evidente contraddizione tra il livello di approvazione per il governo e per la stessa presidenta Dilma Rousseff e la durezza con cui i manifestanti avevano rivendicato le loro esigenze. E infatti la degenerazione delle proteste era stata attribuita all’infiltrazione di gruppi di destra nelle proteste di strada per destabilizzare il governo nazionale. Non ci sarebbe di che stupirsi. Ciò nonostante qualche problema c’è: la Roussef agisce in perfetta continuità con quanto fatto dal suo predecessore Lula da Silva, il “presidente operaio” che ha portato grandi cambiamenti, ha fatto crescere il Brasile, ne ha sicuramente ridotto le abissali disparità, ma per un Paese dalla crescita vertiginosa non è probabilmente abbastanza. Il cambiamento ha infatti lasciato indietro settori chiave come quello della sanità e dell’educazione, mentre l’altissimo livello di corruzione rischia di minare le conquiste fatte dal presidente operaio e dalla sua “erede”.

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