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Crisi alimentare in Niger. A rischio un milione di persone

Bambini pelle e ossa, stremati dalla fame, con il pancino gonfio, gli occhi giganti e pieni di mosche. Qualche straccio di vestito addosso. Donne con il viso scavato e seni che somigliano a bustine di tè vuote. Vecchi che non si reggono più in piedi e portano addosso le cicatrici di una vita di povertà e di guerra. 

È la faccia triste di mamma Africa che, nonostante abbia dispensato doni e beni in abbondanza su tutto il territorio, non riesce a sfamare i suoi figli. È l’essenza di un continente invaso dalle multinazionali, che saccheggiano il sottosuolo africano, e dalle organizzazioni umanitarie, che lucrano sulle tragedie umane.

Sono le immagini che provengono dal Niger, ricchissimo di uranio. Qui, dove le multinazionali fanno affari d’oro, c’è in corso una grave crisi alimentare. Lo ha annunciato il primo ministro del Niger, Brigi Rafini, secondo cui «le indagini preliminari indicano che ci sono circa un milione di nigerini a rischio e hanno bisogno di aiuto».

Il capo del governo ha annunciato un «programma preliminare» per sostenere «fino alla fine di dicembre» i soggetti a rischio, per un costo di circa 55 miliardi di franchi CFA (84.000.000 euro). Un programma che è stato elaborato con il sostegno dei partner internazionali. Gli stessi che comprano le terre per coltivare biocarburanti e le cui multinazionali inquinano le terre e i fiumi del Niger, impedendo alla popolazione di coltivare e pescare.

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