Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Nassiriya. Il problema è politico, non “umano”

È il tipico caso in cui, tra i due litiganti, non ha ragione nessuno dei due. Di qua i numerosissimi imbonitori dell’establishment impegnati, per l’occasione, a celebrare il decennale della Strage di Nassiriya; di là una deputata del M5S, Emanuela Corda, che al pari di svariati suoi colleghi di partito (pardon: di movimento) dà fiato alle trombe senza riflettere un granché: una bella tirata altisonante, affermando che nel novero delle vittime del massacro andrebbe ricompreso anche l’attentatore suicida, e poi si vedrà.

Si è visto, infatti. Le sue parole sono state subito enfatizzate, e strumentalizzate, facendo finire nel mirino dell’FLP (Fronte Liberista Patriottico) sia lei che il MoVimento. Che orrore! Che scandalo! Che mancanza di rispetto sia per gli “eroi” caduti sul campo, a maggior gloria dell’Italia, e a maggior vantaggio degli USA, sia per i loro famigliari tutti!

Chi tuonava di qua, chi tuonava di là, e ben presto ai censori in servizio permanente effettivo si sono aggiunti quelli di complemento. Per esempio, ieri mattina ai microfoni di Radio 24, Luca Dini e Paola Saluzzi. Entrambi assai autorevoli, del resto: lui è il direttore di Vanity Fair, lei la conduttrice dello spazio pomeridiano di Sky Tg24. L’accorata indignazione del momento li affratella, ma sanno ritagliarsi degli exploit da solisti. «Uno schiaffo in faccia ai famigliari delle vittime», rimbrotta lui. Lei è ancora più drastica: «Hai avuto un fratello morto a Nassiriya? No. E allora stai zitta».

Una dialettica da Domenica In, ma al loro intervistatore va bene così. E quindi non lo sfiora nemmeno l’idea, il dubbio, la consapevolezza che la lapidaria intimazione della Saluzzi andrebbe semmai ribaltata: è proprio se «hai avuto un fratello morto a Nassiriya» che faresti meglio a stare zitto, o almeno a domandarti dieci-cento-mille volte se quel coinvolgimento così diretto, e doloroso, non ti privi della lucidità necessaria ad andare al di là dell’ovvio. Fino a diventare capace di affrancarti dagli schemi correnti, secondo i quali gli eserciti occidentali sono sempre e comunque i “buoni”, mentre quelli che osano ostacolarli, quand’anche a difesa della loro patria invasa, sono invariabilmente i “cattivi”.  

Ed è appunto questo, il tema che Emanuela Corda avrebbe dovuto mettere al centro del suo intervento, invece di sfiorarlo o poco più. Perché questo, e solo questo, è il vero nodo politico di tutta la vicenda: non la commozione a senso unico, che ne è solo un riverbero emotivo, ma l’interpretazione capziosa che accredita gli USA e i loro alleati/servi come i paladini del Bene.

Inoltre – e qui si passa dal caso specifico al tema generale della comunicazione politica, che non può non tenere conto dei tempi e dei modi in cui si svolge – la “cittadina” Corda era tenuta a sapere che, dicendo quel che ha detto in quel posto (il Parlamento) e in quel giorno (il decennale della strage), sarebbe stata immediatamente attaccata nel modo più aggressivo e sdegnato. Tanto per riaffermare il dogma della superiorità morale dell’Occidente, quanto per screditare, tramite lei, il M5S nel suo insieme. Prima di andare all’assalto, quindi, si sarebbe dovuta chiedere  dieci-cento-mille volte se il gioco valesse la candela. Se cioè quella sua pietosa istanza di commemorazione XXL, al fine di far ottenere una briciola di ricordo, e di compianto, anche a favore dell’esecutore materiale della strage, giustificasse il vespaio che ha suscitato.

Da parte nostra la risposta è evidente. Per così poco no, non ne valeva la pena. A maggior ragione se poi, di fronte al fuoco di fila degli Scandalizzati di ogni ordine e grado, non si trova di meglio che rifugiarsi in una variante dell’omologazione occidentale: «Sono contraria a qualunque fanatismo e nella mia idea di società, laica e plurale, non c'è spazio per il fondamentalismo religioso e per l'affermazione delle proprie idee attraverso l'uso della violenza», e perciò «se le mie parole hanno soltanto minimamente offeso i familiari delle vittime di Nassiriya, chiedo scusa loro perché questo non era in alcun modo mia intenzione».

Suvvia, un ultimo sforzo. Delle scuse ancora più esplicite e poi mancherà solo un abbraccio collettivo, in favore di telecamera, per far sì che anche questa puntata della fiction (pardon, del talkshow) possa lietamente concludersi.

Federico Zamboni

I nostri Editori

Legge elettorale, specchio del Paese

GLI ABUSI DELLE MULTINAZIONALI SUI MINORI: UN'’INVISIBILE EPIDEMIA GLOBALE