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Cile. Si va al ballottaggio

I risultati emessi dal Servizio Elettorale cileno, il Servel, confermano che il prossimo 15 dicembre si dovrà tenere il ballottaggio per sapere chi sarà la prossima “presidenta” cilena. La corsa resta infatti circoscritta, come era emerso già in campagna elettorale, alle due donne candidate per i due principali schieramenti del paese: Michelle Bachelet per il centrosinistra di Nueva Mayoría, Evelyn Matthei per il centrodestra della Unión Demócrata Independiente, le due più votate nella giornata elettorale di domenica.

La maggioranza dei sondaggi pre-voto aveva previsto la vittoria diretta della Bachelet, pronosticando il superamento del 50% dei voti necessari per vincere al primo turno. D’altro canto anche il risultato della Matthei è stato inaspettato, visto che all’interno dello stesso centrodestra in molti avevano espresso perplessità sulla sua investitura, arrivata dopo che il candidato uscito dalle primarie estive dello schieramento si era ritirato per gravi problemi di salute. La Bachelet tuttavia resta la favorita nonostante non sia riuscita a ottenere i volti necessari per essere eletta al primo turno. Col 99,93 percento dei voti scrutati, il suo 46,67% la pone in netto vantaggio rispetto alla inseguitrice, che ha ottenuto il 25,01% dei suffragi. Il candidato del Partido Progresista, Marco Enríquez-Ominami si è attestato al terzo posto con il 10,98 percento dei voti e pur riconoscendo la vittoria delle due candidate ha già reso noto che non appoggerà nessuna delle due al ballottaggio.

Le proposte delle due candidate sono agli antipodi, se la Bachelet ha annunciato due grandi riforme - una tributaria ed un'altra educativa -, una nuova Costituzione che sostituisca quella ereditata dalla dittatura, la reintroduzione dell'aborto terapeutico e l'apertura di un dibattito sul matrimonio egualitario, la candidata del centro destra intende dare continuità al governo del suo predecessore Sebastian Piñera e si oppone apertamente a tutti questi progetti definendoli «irrazionali». Il tema educativo è stato centrale in questa campagna elettorale, perché negli ultimi anni il paese è stato attraversato da imponenti manifestazioni studentesche e sindacali che chiedevano una educazione per tutti, diversa dall’attuale sistema cileno che privilegia le scuole private lasciando ai meno abbienti l’unica scelta di una educazione pubblica di bassissima qualità. La Bachelet ha quindi proposto una riforma che instauri la gratuità a livello universitario entro sei anni, mentre la Matthei ha sottolineato di non essere disposta a concedere la gratuità dell'insegnamento universitario.

A dimostrare la centralità dell’argomento la candidatura alla Camera e al Senato – si sono tenute anche le elezioni per il rinnovamento del Parlamento – di numerosi leader della protesta studentesca. Di questi in quattro sono stati eletti: Camila Vallejo e Karol Cariola per il Partido Comunista, Giorgio Jackson per Revolución Democrática e Gabriel Boric de la Izquierda Autónoma. Nel rinnovato Parlamento, con l’elezione di 120 deputati e 20 dei 38 senatori, la favorita Bachelet, anche in caso di vittoria al ballottaggio, avrà bisogno di un'ampia maggioranza per poter realizzare tutte le riforme promesse, ma i primi risultati del Servizio Elettorale le assegnano per ora solo una maggioranza semplice.

A.L.

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