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Mali. Hollande come la Thatcher

 


Di fronte al calo di popolarità, il governo di Hollande corre ai ripari, facendo leva sul sentimento di “nazionalismo”. Non ci sono regole etiche che reggono. Così anche la morte dei due giornalisti francesi nel nord del Mali, avvenuta una settimana fa, può servire alla causa.

L’omicidio di Ghislaine Dupont e Claude Verlon, giornalisti dell’emittente Radio France Internationale (Rfi) ha infatti scosso e commosso l’opinione pubblica, riaccendo i riflettori sulla guerra in Mali. E Parigi ha colto l’occasione per continuare e rafforzare la “lotta contro il terrorismo islamico” nel nord del Paese africano, ricco di gas, uranio e petrolio.

Nelle ultime settimane, le forze francesi e le Nazioni Unite hanno lanciato operazioni su larga scala nel nord del Mali, apparentemente per schiacciare i “movimenti terroristici”, che si sono rifugiati nelle immense catene montuose degli Ifoghas. In realtà si tratta di una missione di occupazione per interessi economici e geostrategici.

Secondo la Francia, la minaccia di Al Qaida del Maghreb islamico (Aqmi) è dunque ancora presente nel Mali. Il gruppo islamico ha rivendicato l’uccisione dei due giornalisti francesi, messa a fine  «in risposta ai crimini commessi dalla Francia nei confronti degli abitanti del nord del Mali». L’organizzazione «considera che questo è il prezzo più basso che il presidente François Hollande e il suo popolo possano pagare per la loro nuova crociata», si legge nella nota di Aqmi pubblicata qualche giorno fa dall’agenzia di stampa mauritana Sahara Medis.

«Stiamo verificando, ma ad una prima analisi sembra plausibile» ha affermato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Ma la morte è ancora avvolta nel mistero. Si sa che i due si trovavano a Kidal per intervistare il leader tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla). Ma nulla di più. La stampa maliana, che cita testimoni locali, ipotizza che i due potrebbero essere stati uccisi da un elicottero militare francese che sorvolando la zona avrebbe aperto il fuoco. Una tesi che è stata immediatamente rigettata dal presidente francese, sostenendo alla Rfi  che «l’autorizzazione dell’uso della forza non è stata né chiesta né concessa».

All’omicidio dei giornalisti, l’Eliseo ha risposto con l’invio di 150 soldati da Bamako a Kidal. Ci sono ancora 3.200 soldati in Mali da quando il governo di Hollande ha lanciato il suo intervento militare ai primi di gennaio. E se qualche mese fa il presidente francese aveva parlato di ridurre il numero da 3200 a 1000, ora il progetto è “saltato”. Anzi, si mormora di un “rinforzo” della missione.

Il “terrorismo” minaccia nuovamente la Francia. E Hollande tenta di ritrovare consenso. Ma i tempi sono cambiati e l’opinione pubblica è molto critica verso il governo francese, che in Libia è intervenuta a favore dei ribelli legati ad Aqmi contro il colonnello Gheddafi e che in Mali invece li combatte e tenta di sconfiggerli.

La stampa francese accusa il governo francese di essere dunque responsabile in prima linea della morte dei due giornalisti e paragona l’intervento armato della Francia in Mali a quello lanciato dal primo ministro Margaret Thatcher nelle Falkland del 1982.

La rivista di informazione Le Point è entrata in possesso di un rapporto, che risale a prima dell’intervento militare in Mali, nel gennaio del 2013, in cui si afferma che «all’Eliseo, i consulenti di Hollande sognano un “effetto guerra delle Falkland”». Un consigliere di Hollande avrebbe raccontato la strategia alla giornalista de Le Point, Anna Cabana: «Quando le truppe argentine sbarcarono nelle Falkland nel 1982, Margaret Thatcher decise di rispondere militarmente. La dama di ferro, che era estremamente impopolare a causa delle sue riforme drastiche, intraprese un’avventura militare che ha garantito la rielezione del suo governo nel 1983».

Lo stesso ha fatto Hollande. Di fronte al malcontento della classe operaia (e non solo), ha lanciato, dopo appena sei mesi dalla sua elezione, un intervento militare in Mali. E ora, che il disagio sociale si fa sentire sempre di più e ha contagiato tutte le classi sociali, il presidente francese cerca di trovare una soluzione rituffandosi nell’ “avventura militare”. 

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