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Orti collettivi: sono maturi i tempi?

A quanto pare, non proprio. O almeno non per tanta gente quanta si suppone ne avrebbe bisogno. Eppure le premesse ci sarebbero tutte. Di più: ci sono i fatti, tangibili, concreti, terreni. E dietro a questi fatti c’è una persona di indubbia fiducia.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla prima cosa, la più importante: se siete liguri, e ancora meglio delle parti di Taggia, non perdete un altro solo secondo e contattate il Laboratorio Cittadino attraverso una delle persone che lo sta promuovendo senza sosta da mesi e mesi con atti concreti come, appunto, quello di un orto collettivo. Davide Gaglione (i contatti sono in fondo a questo testo): i nostri lettori lo conoscono da tempo per la lunga presenza attiva sul giornale, in radio e, come abbiamo visto in tante circostanze, sul territorio.

Allora ribadiamo: Davide e Laboratorio Cittadino sono riusciti a farsi assegnare, cioè a farsi dare in concessione, un terreno incolto al confine tra il comune di Taggia e quello di Sanremo, in zona Poggio. 5000 metri quadrati tipicamente liguri, cioè strutturati interamente a fasce: si tratta di quei terrazzamenti fatti con l’ausilio dei muretti a secco che si vedono anche mentre si percorre l’autostrada della riviera.

Ecco, si deve solo coltivarli, adesso, quei terreni. E servono braccia e volontà.

Ancora di più: serve necessariamente una visione generale almeno orientata verso il principio che ha mosso tutta l’iniziativa. 

 

Ci racconta Davide che insieme ad altre persone, e a spese proprie, il terreno è stato già sistemato, ovvero sono stati ripristinati e messi in ordine i muretti a secco che permettono i terrazzamenti. È tutto pronto, ed è in parte già attivato.

Il problema, adesso, è trovare altri che vogliano condividere questa esperienza. E qui, a quanto pare, sono incredibilmente sorti i problemi. La difficoltà maggiore riscontrata nei primi incontri con alcune persone interessate risiederebbe proprio nel riuscire a concepire e a fare proprio il principio cardine con il quale è stata varata questa iniziativa. La coltivazione di questi terreni deve essere necessariamente collettiva, perché l’intento è quello di creare una “rete”, o meglio, una “comunità” di persone che da una parte necessitano di un aiuto per il sostentamento diretto del proprio nucleo familiare, visto che la terra rende, e rende a costo economico quasi zero, dall’altro lato per partecipare a una esperienza che è anni luce lontana dalle storture economiche e sociali della nostra società. Cioè, in sintesi, da ciò che ci ha condotto alla situazione attuale.

Ebbene, a questa visione, almeno per il momento, sembrano interessate solo poche persone. Molte sarebbero disposte a farsi assegnare a loro volta, e in modo esclusivo, dei pezzi di questo terreno, ma poche, viceversa, sono pronte a lasciarsi coinvolgere in una cosa collettiva. È triste, ma è così.

Beninteso, che vi sia una sorta di resistenza nei confronti di una iniziativa del genere, quando da decenni e decenni si vive invece in un mondo che fa di tutto per non aggregare le persone, e che educa e abitua i propri abitanti a essere messi uno contro l’altro, è cosa che ci si poteva aspettare. Ma non si può non provare una certa tristezza nel vedere questa incapacità di discernere e di capire che questa è senza dubbio un’occasione preziosa, nella quale buttarsi con braccia e cuore. Un’incapacità che denota purtroppo una realtà incontrovertibile: alcune nostre capacità e sensibilità sono quasi atrofizzate.

Vale la pena sforzarsi, e riscoprire ciò che può offrire un’esperienza del genere.

 

I presupposti per aprirsi a un nuovo modo di vivere e di condividere ci sono tutti: il contatto con la terra, il piacere di veder crescere prodotti dell’orto piantati e curati con le proprie mani, lontano da qualsiasi legame con il circolo vizioso lavora-consuma-crepa del nostro mondo degradato; e poi utilizzarli, questi prodotti portati in tavola a chilometri zero e dalla sicura provenienza, e in senso lato riscoprire che sì, è possibile, circondarsi di persone che condividono in modo sano una medesima volontà, senza alcuno scopo di lucro.

Per prendere parte al progetto non sono necessari particolari requisiti, anzi ce n’è praticamente solo uno: la voglia di condividere un’esperienza del genere, applicandosi con entusiasmo per scoprire un nuovo stile di vita. Chi è senza lavoro, soprattutto, si muova.

Ovviamente - ma c’è davvero bisogno di dirlo? - non si richiede nessun esborso. L’orto collettivo “non costa nulla”, se non il tempo (e il piacere) di dedicarvisi.

Tutto è in evoluzione. Tutto è da scrivere. La base di partenza c’è, cosa aspettate?

Entrate in contatto immediatamente con Laboratorio Cittadino, qui, e direttamente con Davide Gaglione, a questo indirizzo e-mail: davidegaglione @ laboratoriocittadino.it

 

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