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Napolitano & C. : via subito la Porcellum Gang

Incostituzionale, punto. Incostituzionale la legge elettorale con cui si è votato dal 2006 in poi e incostituzionale, quindi, tutto ciò che ne è conseguito: vale a dire, tra l’altro, l’ascesa di Napolitano al Quirinale e, per il suo tramite e sotto i suoi auspici, la nomina alla presidenza del Consiglio prima di Mario Monti, nel novembre 2011, e poi del suo successore Enrico Letta, nella scorsa primavera e in abbinamento a quel rivoltante pateracchio che è stato, e che resta dopo il restyling, il governo di “larghe intese”.

A essere oggettivamente incostituzionale, perciò, è innanzitutto l’arrivo in Parlamento di quelli che vi sono approdati nel corso degli ultimi otto anni, sulla base di una normativa che ieri, finalmente, è stata cassata dalla Consulta, non già in qualche dettaglio collaterale ma nei suoi due assi portanti, ovvero il premio di maggioranza e le liste bloccate che impediscono ai cittadini di scegliere i candidati che preferiscono. Altrettanto incostituzionale, provenendo da assemblee la cui genesi è gravemente viziata da procedure illegittime, è la generalità degli atti che si sono via via compiuti. A cominciare, naturalmente, da quelli che hanno forza di legge. Vedi i provvedimenti ad personam pro Berlusconi. Vedi le sciagurate riforme alla Fornero in materia di pensioni e di lavoro. E chi più ne ha più ne metta.

La sostanza è questa, e in termini politici equivale a una condanna onnicomprensiva e inappellabile. Come minimo, dovrebbero immediatamente rassegnare le dimissioni lo stesso Napolitano, eletto entrambe le volte da un Parlamento che era figlio di un clamoroso arbitrio, e gli attuali deputati e senatori, con l’ovvia conseguenza di rimuovere all’istante anche il governo in carica. E di tornare alle urne. Quanto alle leggi promulgate nel frattempo, sull’arco delle due legislature che ci siamo lasciati alle spalle e di quella tuttora in corso, bisognerebbe quantomeno enucleare le più importanti e sottoporle a un'eventuale nuova ratifica, da parte delle Camere a venire.

Manco a dirlo, invece, si farà finta di nulla. Da un lato perché la legge lo consente, visto che nella fattispecie gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità non investono il passato ma solo l’avvenire; dall’altro perché gli interessi in gioco, a partire da quelli connessi all’asservimento finanziario del nostro Paese ai voleri della Troika, sono troppo cospicui e ramificati perché i politici – questi politici – possano o vogliano prenderne le distanze. Restituendo al popolo sovrano una vera facoltà di decisione.

Da oggi in poi, quindi, scatta la corsa al riposizionamento, che al di là delle singole tesi avrà come filo conduttore universale l’autoassoluzione. Motivo di più per sottolineare alcuni aspetti da non dimenticare. Il primo è di carattere “storico”: il Porcellum venne approvato il 21 dicembre 2005, quando al Quirinale si trovava ancora Ciampi e a Palazzo Chigi c’era Berlusconi. Ciampi non fece una piega, nonostante le molteplici voci che si levarono fin dal primo momento per segnalare i vizi di legittimità costituzionale, e Berlusconi figurarsi: lui e i suoi, allora riuniti in quella Casa delle Libertà che ricomprendeva in un sol colpo Forza Italia, l’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, l’Udc di Pierferdinando Casini e la Lega Nord di Umberto Bossi (nonché un po’ di ascari di seconda e terza fila), ne erano i promotori e riuscirono a imporla.  

Il secondo, invece, è di assoluta attualità. Il fatto che solo adesso si sia arrivati alla sentenza, peraltro su ricorso di alcuni cittadini capitanati dall’avvocato 79enne Aldo Bozzi, non può non insospettire: guarda caso, dopo anni e anni di inconcludenza parlamentare, la decisione della Consulta sopraggiunge proprio adesso che si mira a rinsaldare il bipolarismo ripristinando una qualche forma di maggioritario che si presti allo scopo. A tutto danno, evidentemente, del MoVimento 5 Stelle, o di qualsiasi altra iniziativa “populista” che dovesse scaturire al di fuori dei partiti irreggimentati al servizio dell’establishment.

Al pari di innumerevoli altri casi, quindi, il Porcellum non è che uno dei tanti, tantissimi trucchi adoperati da chi tira i fili della messinscena fintamente democratica. Così come in passato è stato utile introdurlo, e servirsene a più riprese, oggi è diventato utile sbarazzarsene. E chi va in brodo di giuggiole per il riconquistato privilegio di poter esprimere le agognate preferenze – le stesse, peraltro, che a suo tempo assicurarono i ripetuti trionfi dei vari capi, capetti e sottopanza della Prima Repubblica, dalle superstar alla Andreotti e alla Craxi, fino agli accorti tirapiedi che gli stavano in scia – dimostra di non aver capito niente: anche nei casinò si può scegliere il numero su cui puntare, ma ad avere la meglio è sempre il banco.

Federico Zamboni

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