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Conti pubblici: il cappio da tagliare

Entrate, spese, debiti. E creditori: capire chi sono, e come agiscono, per trovare la via d'uscita

I conti sono molto facili da fare, e se si evita accuratamente di impelagarsi in inutili contorsionismi, la cosa è anche estremamente facile da capire. I bilanci di uno Stato sono come quelli di una impresa, ci sono entrate e uscite, ovvero voci di incasso e di spesa. Anche una semplice famiglia deve relazionarsi con "bilanci" di questo tipo. Tot entra, tot esce, come è il bilancio? Se si deve far quadrare i conti che non sono a posto bisogna vedere come incassare di più, se si può farlo, oppure come spendere meno, sempre che si possa farlo. Si può tagliare il superfluo oppure tutto quanto si spende è unicamente necessario a soddisfare le esigenze primarie?

A differenza di una famiglia però ci sono, a carico dello Stato, alcune spese particolari, che è necessario mettere a fuoco soprattutto in questo momento.

Ma andiamo con ordine. I conti "domestici" sono presto fatti: l'Italia spende ogni anno circa 800 miliardi di euro. E ne incassa circa la metà dalle tasse di vario tipo. Per coprire i restanti 400 emette dei titoli di Stato. Chi li compra dà denaro allo Stato ma poi, una volta che i titoli arrivano a scadenza, se lo fa restituire con l'aggiunta dell'interesse spuntato al momento dell'acquisto del tirolo. Ciò significa che circa il 50% delle nostre spese viene coperto da cambiali a debito. Sulle quali vanno a gravare interessi. E quindi interessi sugli interessi.

Ora, i maggiori detentori di questi titoli di Stato sono altri Paesi e fondi speculativi di vario genere, che sono poi quelli in grado di orientare i mercati affinché si alzino i tassi di interesse. In altre parole, la stessa speculazione, per via delle ingenti mosse monetarie che è in grado di fare direttamente (grosse vendite o acquisti di titoli di Stato) o per via di operazioni di disturbo che può fare indirettamente (ad esempio i giudizi delle agenzie di rating) agisce di fatto nella duplice posizione di chi acquista e di chi decide il prezzo. 

Non solo: siccome nel nostro Paese c'è recessione, indotta dalle misure che gli stessi grandi gruppi, per mezzo delle istituzioni finanziarie (Bce, Fmi, Ue, ad esempio) impongono di farci prendere, è evidente che la metà circa della nostra spesa, quella che paghiamo con le tasse, entri in forte sofferenza: meno giro di economia, meno tasse dirette (ad esempio l'Iva) e tutto si sposta sul piazzamento dei titoli di Stato, che dobbiamo vendere sempre in misura maggiore e a tassi sempre più alti, a tutto vantaggio, ancora una volta, dei gruppi di speculazione che li comprano.

Una situazione che è ovviamente non solo insostenibile, ma anche non risolvibile (oltre che profondamente ingiusta): siamo legati alla macina vita natural durante, e il nodo scorsoio che ci tiene legati si stringe ogni anno un po' di più.

La strategia adottata per risolvere tale situazione dai rigoristi come Monti e da tutti i governi che appoggiano di fatto l'agenda Monti (e così, pro-quota e pro-responsabilità, da tutti i cittadini che tali partiti votano) è quella di andare a intervenire, nei conti, tagliando sempre di più le spese (cioè i servizi e lo Stato Sociale). 

Invece di intervenire eliminando la causa del debito e di ciò che lo fa aumentare costantemente, insomma, si interviene tagliando di più, sempre di più, sempre di più, anche i generi di prima necessità. Facendo crollare ulteriormente la situazione recessiva e aumentando ulteriormente la necessità di andarsi a finanziare sui mercati. E dunque di indebitarsi sempre di più. Diabolico.

Data la situazione, non si dà pertanto possibilità di uscita da questa spirale se non, appunto, attraverso una volontà politica. E questa si deve trasferire in pratica mediante il convincimento di quanti più italiani possibile, i quali poi vogliano e possano conferire, al governo che andrà a tentare di farlo - ove e se si manifestasse - tutta la capacità e l'appoggio, cioè i numeri, per sovvertire una situazione insostenibile. 

La via della sovranità è l'unica percorribile per salvarsi, ad iniziare da quella monetaria. Il che vuol dire avere una Banca nostra, di proprietà dello Stato, che emetta una moneta di esclusiva proprietà dei cittadini. A quel punto mercati e speculazione andrebbero a farsi fottere. E ritroveremmo la libertà, magari dopo sacrifici, ma libertà, appunto. 

Ciò significa che un partito politico che avesse al centro del proprio programma - al centro, non a margine - il tema della sovranità monetaria, e una strategia chiara per perseguirlo è l'unico che sarebbe giusto votare.

Il resto, tutto il resto, elezioni prossime incluse, se non si interviene su questo punto - cioè se non ci sono partiti che vogliano intervenire in tal senso - è irrilevante.

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