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AFFLUENZA SCARSA: SARÀ IL MALTEMPO

Oltre il 7 per cento di votanti in meno, rispetto al 2008. E si comincia con le spiegazioni “rassicuranti”

Disaffezione fa rima con ribellione, ma solo apparentemente. Solo in termini prettamente verbali. Sul piano concettuale, invece, si tratta semmai di una premessa: il livello più basso – quello in cui l’inutilità del voto la si percepisce in una maniera magari acuta, ma ancora confusa – che forse aprirà la strada, e forse no, a un successivo percorso di consapevolezza.

Sicuramente, però, disaffezione non fa rima con fiducia. E neppure con casualità. Dove per fiducia si intenda quella nei confronti del sistema politico nel suo insieme, e per casualità le circostanze accidentali a cominciare dal clima. Viceversa, proprio queste due “interpretazioni” verranno puntualmente utilizzate per minimizzare la portata del fenomeno, qualora la tendenza emersa ieri sia confermata o addirittura rafforzata, e per eluderne/rimuoverne le motivazioni profonde.

Lo si sta già facendo, in effetti. E del resto si era cominciato a farlo ancora prima del voto, nel timore che le cose andassero realmente in questo senso. Qualcuno aveva ricordato che nelle cosiddette democrazie mature, a partire dagli Stati Uniti d’America, la scarsa affluenza alle urne è un dato abituale, sottintendendo che esso non va considerato un sintomo di rifiuto e di ostilità per le procedure ma, all’opposto, di adesione sostanziale e pressoché incondizionata. Vale a dire: posso anche astenermi perché tanto, almeno nei tratti essenziali, l’organizzazione della società sta viaggiando comunque sui binari giusti e continuerà a farlo anche in seguito, al di là del mio apporto individuale.

Qualcun altro aveva messo le mani avanti riguardo al maltempo. Come se, nel caso in cui si ritenesse davvero importante (o persino decisivo) recarsi ai seggi, potesse realmente bastare un po’ di neve, o qualche acquazzone in più rispetto agli standard di febbraio, e dunque dell’inverno, per chiudersi in casa ed escludere a priori di uscire in strada a sfidare le intemperie.

In aggiunta, ma questo è ormai un leitmotiv consolidato e non c’è quasi bisogno di specificarlo, è sempre pronta l’ormai classica lamentazione sugli effetti deleteri della famigerata “anti politica”: che allontana i bravi cittadini dalle pubbliche istituzioni e in particolare da quelle elettive, strumentalizzando la presenza di numerosi malfattori alla Fiorito & C. e ignorando invece, ahinoi, quella di tanti altre figure perbene. Notoriamente operose, fino all’abnegazione, e indubitabilmente oneste, fino a prova contraria.

Che so? Bersani e Monti, Casini e Fini, Gasparri e La Russa, Rosy Bindi e Mara Carfagna. Tutte persone che, non a caso, hanno adempiuto come sempre al loro diritto-dovere di elettori. In attesa di tornare, se i cittadini lo vorranno, a svolgere con l’abituale impegno le ancor più nobili funzioni di parlamentari della Repubblica.

 

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