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La prima fase di Grillo: "inceppare l'ingranaggio"

Se interpreto bene il rifiuto di Grillo alle indecenti avances di Bersani per un appoggio esterno del Movimento 5 Stelle ad un eventuale governo a guida Pd, il capo dei grillini si è messo sulla strada giusta. Il “morto che parla” Pierluigi è nel liquido marrone fino al collo: stretto fra un Berlusconi vivo più che mai, un Monti pronto ad avere il suo tornaconto ed un Beppe che ha scompaginato tutti i giochi, ha l’ingrato compito di sbrogliare la matassa. Ma in ogni caso, a guadagnarci sarà solo il movimento grillista.

Ora che da Genova gli è stato risposto picche, il cooperatore emiliano non ha molte opzioni davanti a sé. O forma una sorta di governo Monti bis con chi ci sta (Monti, appunto), proponendo un programma minimo di provvedimenti grosso modo annuali che potrebbero andare a genio anche a Berlusconi e ottenerne così la fiducia, oppure deve lasciare il campo ad un Monti bis vero e proprio, un altro governo tecnico che traghetti il paese dritto verso nuove elezioni entro sei mesi. In tutti i casi, Grillo ne uscirebbe rafforzato: aureolato per la coerenza anti-sistema (non si allea né vota la fiducia a nessuno), ma nel contempo in condizione di mostrare un certo pragmatismo parlamentare (votare le singole leggi apprezzabili). In questo modo andrebbe alle urne forte del fatto di non essersi sporcato le mani con gli odiati partiti da un lato, ma dell’aver magari portato a casa qualche risultato concreto dall’altro.

Grillo è diventato l’arbitro della politica nazionale. E a farne le spese è soprattutto il Pd, che è nel classico cul de sac. Se inciucia ancora con Berlusconi, è spacciato. Se non lo fa, si porta addosso la croce di non aver saputo garantire la fantomatica governabilità. Accusa debole se girata contro Grillo, invece, perché la sua missione, checché ne dicano i patetici firmaioli di petizioni online, non è – o non dovrebbe – essere quella di governare a tutti i costi. Il suo compito storico, in questo momento, è tutto il contrario: inceppare l’ingranaggio e creare le condizioni per possibilità inesplorate. Detta semplice: fare in modo che si impicchino da soli e dare il colpo di grazie alla prossima, più o meno imminente, tornata elettorale.

Concordo al cento per cento con Federico Zamboni quando insiste col mettere in guardia sui vincoli esterni, specialmente americani ma più in generale globali e finanziari (che hanno la Bce come carceriere operativo). Perciò chiederei a Grillo: è consapevole che se va fino in fondo rischiamo un secondo golpe, che questa volta potrebbe non essere incruento? Lo sbocco di una strategia di logoramento degli avversari fedeli ai poteri forti sovranazionali conduce inevitabilmente allo scontro totale. Le sue truppe parlamentari di giovani boy-scout sono pronti ad un’eventualità simile? Con tutta evidenza, non ne hanno la benché minima idea, né la stoffa per reggerne il peso. Il Movimento 5 Stelle si troverà davanti ad un bivio, prima o poi: dovrà scegliere se “diventare grande” e osare, o restare un vagito di protesta e marcire. Una volta si sarebbe detto: riforme o rivoluzione. 

Alessio Mannino

 

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