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Droga e consumo di gruppo: "non è un reato"

Sarà soddisfatta la popolosa comunità Rastafariana presente in Italia, per la sentenza della Cassazione, che giorni fa a sezioni penali unite ha stabilito come non è da ritenersi reato il consumo di droga in gruppo. 

I giudici hanno deciso che il consumo in gruppo di stupefacenti è penalmente irrilevante in entrambe le ipotesi cioè in quella di “mandato all’acquisto” o dell’“acquisto in comune”. Ulteriore tassello nell’assurda situazione normativa italiana in materia. 

A sentenza emessa i triti commenti degli eterni esponenti della cosiddetta sinistra radicale, esortano a rivedere la legislazione vigente, partendo dalla legge Bossi-Fini, di cui chiedono l’abolizione. Sostenendo che sia addirittura una questione di civiltà.

Conditi con le solite motivazioni per quella che dovrebbe essere la soluzione a tutti i problemi: la liberalizzazione delle droghe leggere.  

Senza dimenticare il lato economico, perché la legalizzazione della marijuana porterebbe, secondo alcune stime, oltre cinque miliardi di euro l’anno nelle casse dello Stato, sottraendole al traffico criminale. 

Come recentemente ha mostrato l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, l’Italia è il primo paese europeo per consumo di cannabis.  Questo dato non sembra preoccupare. O meglio è uno di quei temi cui la politica non vuole prestare attenzione, e su cui intervenire, perché ritenuto eticamente sensibile. 

E non sia mai passare per retrogradi reazionari, solo perché si hanno ancora dei valori. Si rischia di perdere voti, soprattutto in questo momento "elettorale" dove non c'è un solo tema differente, da trattare, rispetto a quello dell'economia e delle finanze sul quale si gioca tutta l'emotività dell'elettorato.  

La vulgata moderna, tornando al tema della droga, vuole lo Stato silente su tutto ciò che attiene alla morale. Soprattutto perché questa, in politica e in generale, è fatta passare per moralismo. L’abuso di droga nella società occidentale è sotto gli occhi di tutti. E non solo delle cosiddette leggere ma in primis degli psicofarmaci, droghe legali, le cui cifre dimostrano come la maggioranza della popolazione del mondo occidentale e non solo, per dirla alla Fini, "non si trovi bene a vivere nel suo stesso corpo", e ricerchi surrogati di piacere o stimoli che le diano la capacità, illusoria, di reggere lo sforzo continuo e le delusioni cui il modello di sviluppo ci sottopone ogni giorno. 

Alla politica non resta che adeguarsi, per stare al passo con i tempi. E ci riesce anche bene, dimenticando o volendo ignorare che la legalizzazione delle droghe è funzionale alla logica economica, e sostegno di un modello di società edonista che fa di tutti noi dei consumatori, tossici.  

Francesco Retolatto

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Il Ribelle.Qui del 07/02/2013