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CIPRO: LIBERISMO IN STILE TROIKA

Belle parole, pessime azioni. L’Eurogruppo, ovvero la Ue e quindi la Troika, completa l’esproprio ai danni dei correntisti ciprioti nascondendosi dietro una serie di cortine fumogene, che hanno lo scopo di minimizzare la portata e la gravità delle misure adottate. E che, perciò, costituiscono altrettante mistificazioni della realtà. Ma che allo stesso tempo permettono, una volta che siano chiarite, di comprendere in maniera ancora più nitida, e ci si augurerebbe definitiva, la natura assolutamente iniqua e sopraffattoria del sistema bancario.

Cominciamo dai fatti. Da questo accordo che è stato raggiunto a tarda notte. E già qui ci sarebbe da sottolineare come stia diventando sempre più grottesca, questa reiterata messinscena delle discussioni che iniziano a sera inoltrata e si snodano nelle ore successive: enfatizzando l’atmosfera di totale emergenza e, però, di completa dedizione da parte delle autorità impegnate alla bisogna. Ad ogni modo, il punto di arrivo di questa ennesima “cavalcata nelle tenebre” è il seguente: al posto dei prelievi generalizzati sui conti correnti, sia pure con percentuali diverse a seconda dell’entità dei depositi, ci si concentra sui due soggetti principali, la Laiki e la Bank of Cyprus.

La prima viene avviata alla liquidazione, sdoppiandola secondo il famigerato metodo della “good bank” e della “bad bank”, mentre la seconda dovrà intraprendere una poderosa ristrutturazione dei propri conti. Quanto ai depositi, saranno garantiti integralmente solo gli importi fino a 100 mila euro, mentre al di sopra di tale cifra i titolari finiranno in balìa degli eventi: per la Laiki si preannuncia una perdita completa; per la Bank of Cyprus si vedrà, ma di sicuro i tagli non potranno essere modesti.

Detto ciò, torniamo alle mistificazioni. Il termine usato dai media in maniera ricorrente e quasi ossessiva, così come nei giorni scorsi e in tante altre occasioni simili a cominciare dalla Grecia, è “salvataggio”. Riferendolo, peraltro, non già alle banche di Cipro effettivamente in crisi, e a quelle straniere che vi sono pericolosamente connesse nel solito groviglio di relazioni finanziarie più o meno avventate, ma all’intera nazione.

Che i governanti di Nicosia abbiano le loro colpe non c’è dubbio, e giocoforza esse chiamano in causa anche i cittadini che hanno consentito loro di assumere certe decisioni, ma a dover essere messo sotto accusa è l’architrave del disastro. Vale a dire l’aver incentrato l’economia dell’Isola sulle attività finanziarie o comunque speculative, con una tassazione iper agevolata che aveva lo scopo di attirare i capitali esteri – ivi inclusi quelli di assai dubbia origine, e in fortissimo odore/tanfo di riciclaggio – esponendosi di conseguenza a una successiva implosione.

È proprio questo, ciò che bisognerebbe denunciare oggi e che andrebbe indicato, non solo ai ciprioti ma a tutti i popoli europei, per evitare altre dinamiche della medesima natura. Al contrario, le logiche che hanno determinato gli eventi di Cipro continuano a non essere messe in discussione. In modo tale da perpetuare il meccanismo, e la truffa collettiva, che consente alle banche e affini di spadroneggiare a loro piacimento nella ricerca spasmodica dei massimi profitti: salvo poi, quando i loro azzardi si sono talmente accumulati da diventare insostenibili, scaricarne il peso su qualcun altro.

Interi popoli, tramite gli aiuti di Stato che vanno a gravare sul debito pubblico e che dovranno essere ripianati a suon di imposte, o legioni di clienti, evidentemente ancora illusi che i loro denari, una volta in banca, siano perfettamente al sicuro.     

 

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