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Guccini e Battiato: un coretto pro Bersani

Gli stupidi la mettono in termini generali. Anzi, aprioristici. Affermando che i cantautori, in quanto artisti, dovrebbero astenersi dal prendere delle posizioni politiche esplicite, in modo da non fare torto ai loro estimatori che la pensano, e che votano, in maniera diversa.

Ma questa è una sesquipedale sciocchezza. Gli artisti non sono necessariamente (obbligatoriamente) dei meri dispensatori di emozioni, e della relativa/presunta empatia a getto continuo, per cui va benissimo che abbiano le loro idee politiche e che le esprimano in tutte le forme e le occasioni che ritengono opportune. E se qualcuno se ne sente irritato, poiché ciò gli incrina o addirittura gli distrugge quella sensazione, o quella illusione, di specialissima affinità, problemi suoi. Il settarismo è sempre un difetto, ma in ambito artistico diventa un vizio esiziale. La magia della creatività non va mai confusa con i rituali dell’ideologia, o della religione, o di qualunque altra costruzione concettuale che si sia irrigidita in via pressoché definitiva. Il sistema di pensiero è, per così dire, ciò in cui l’artista crede. La sua opera, nei suoi momenti migliori, è invece quello che egli scopre. E di cui a volte, o spesso, non terrà conto ai fini della propria visione esistenziale.

Fatta questa lunga premessa, veniamo alla questione particolare. Ossia le dichiarazioni rilasciate negli ultimi tempi da due grandi cantautori italiani, Francesco Guccini e Franco Battiato, a proposito della scena politica, o piuttosto partitica, italiana. Dice Guccini (qui): «dovremmo tutti dedicarci alla salvezza di questo Paese, dovremmo farlo in coscienza e responsabilità. Ma mentre si predica la cancellazione dei conflitti della vecchia politica, si celebra, in Parlamento, l’avvento di una tabula rasa che è più radicale di qualunque posizione politica, partitica. Tanto è vero che, fin qui, la presenza pur gradevole dei Cinque Stelle è una sorta di assenza. La tabula rasa voluta da Grillo è il partito più partito di tutti gli altri, è la tabula rasa che fuma in sala parto». Dice Battiato (qui): «In Sicilia ero sicuro che la coabitazione con il Movimento 5 Stelle avrebbe funzionato e infatti sta andando benissimo. Per quanto riguarda la formazione del governo invece non lo so, non credo che si riandrà alle urne, o almeno me lo auguro».

Si tratta, come si vede, di analisi a scartamento ridotto, che non vanno minimamente al di là delle interpretazioni di routine, e dunque omologate, che con blande sfumature vengono ripetute da tantissimi esponenti del centrosinistra e da altrettanti editorialisti (sic) dei media mainstream. Analisi che poggiano sul più falso, e ottuso, degli assunti: vale a dire che la «salvezza di questo Paese», sia legata alla stabilità del quadro politico. Nel senso, beninteso, di un qualunque esecutivo e di una qualunque maggioranza che lo sostenga, purché a esclusione di Berlusconi e dei suoi.

Quanto al vero tema fondamentale, che è quello del modello economico (sempre più finanziarizzato, speculativo, oligarchico), silenzio assoluto. Spiace dirlo, e spiace moltissimo considerando sia il valore di ciò che Guccini e Battiato hanno saputo creare in passato, sia la sensibilità etica che vi balena e che è assai lontana dal degrado imperante, ma parlare di politica in questi termini riduttivi è di per sé squalificante.

Se fatto in buona fede, come ci piace pensare, indica una superficialità da irresponsabili. Se in mala fede, una connivenza da cortigiani. Da ricchi “professionisti della musica” che hanno raggiunto da decenni un successo che li pone in una condizione di assoluto e incrollabile privilegio, per cui non hanno più alcun motivo di chiedersi se e fino a che punto questo modello liberista sia da accettare. E perciò si astengono dall’indagarlo, per comprenderne a fondo le dinamiche, gli obiettivi, le terrificanti e spietate e strategiche iniquità.

In entrambi i casi, comunque, è un messaggio di accettazione dell’esistente. Invece di aver paura del persistere, e del perpetuarsi, di una società alla Napolitano & Monti, si ha il timore fottuto di uno sconvolgimento generale. E allora vai, con un governo “responsabile” guidato dal Bersani di turno.

Federico Zamboni

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