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La Ue ci prova: «Cipro è un caso specifico»

Stessa fonte, e stesso ruolo istituzionale di primissimo piano, ma due versioni opposte. Che oltretutto arrivano a brevissima distanza di tempo. Non di giorni, ma di ore.

A parlare è Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo. Che prima, nel pomeriggio di ieri, loda le procedure adottate per “salvare” il sistema bancario di Cipro e le definisce «un modello», che in futuro si potrà replicare anche altrove. Ma poi, già in serata, si rimangia tutto e scodella una versione alternativa: «Cipro è un caso specifico con sfide eccezionali che richiedono le misure di salvataggio su cui abbiamo raggiunto un accordo ieri. Gli aggiustamenti macroeconomici sono fatti su misura per la situazione del paese e non sono stati usati format o modelli».

Una retromarcia semplicemente risibile. Innanzitutto perché, come abbiamo sottolineato all’inizio della settimana scorsa (qui), l’approccio che si è adottato costituisce di per sé, e quindi in termini oggettivi, un «“precedente”. Segno che ci saranno dei “seguenti”». Del resto, anche la locuzione usata da Dijsselbloem in seconda battuta è una rettifica molto più apparente che sostanziale. Affermare che quello di Cipro è «un caso specifico» resta a ben vedere una constatazione di fatto, che non esclude per niente la possibilità di comportarsi in maniera analoga nei confronti di altre situazioni di crisi. In effetti, se lo si considera separatamente, qualsiasi intervento riguarda «un caso specifico».

Se Dijsselbloem avesse voluto davvero sgombrare il campo dal fondatissimo timore che, dopo Cipro, possa toccare ad altri Paesi (per esempio la Spagna, per esempio l’Italia), avrebbe dovuto parlare di «un caso unico». Non che in tal modo lo si dovesse prendere per oro colato, visto appunto che il “precedente” è ormai acquisito e lo si potrà rispolverare in un qualunque momento successivo, ma se non altro l’espressione sarebbe stata la più netta possibile.

Invece, a puro beneficio dei gonzi, si è data una mano di vernice, peraltro semi trasparente, sulla verità che era scappata fuori poco prima. Quella di una Ue, anzi di una Troika, che per salvare il suo adorato e imprescindibile “banking system” non esiterà a depredarne la clientela.

 

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