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Siria. La Lega Araba va alla guerra

La Lega Araba è ormai in aperto conflitto con Assad, e anche se non è guerra aperta, almeno per ora, la scelta di campo è netta e chiude ad ogni mediazione: così va interpretata la decisione del summit di Doha di attribuire il seggio della Siria alla Coalizione Nazionale Siriana e di deliberare che i ribelli hanno il diritto ad essere armati.

Al diritto ad essere armati consegue il diritto a fornire armi, di cui è verosimile le monarchie sunnite del Golfo profitteranno in pieno. Anche se tramite abili triangolazioni le forniture potranno arrivare da altri stati, e magari mediante contrabbando legalizzato, ma è evidente chi saranno i fornitori primari e i finanziatori delle transazioni.

L’attribuzione del seggio è stata considerata dal regime di Damasco come «un crimine dal punto di vista legale, politico e morale», stando a quanto riportato dal quotidiano filogovernativo Techrine, e può essere visto come l’inizio di una aperta offensiva delle potenze sunnite contro la Siria. Con il supporto di quelle atlantiste, che vedono solo le violazioni dei diritti umani commesse dal dittatore di Damasco e mai quelle dei tiranni dei petrolio.

I ribelli incassano il successo presso la Lega Araba, ma non sono ancora soddisfatti. Non bastano loro le armi, ma auspicherebbero che altri combattessero la loro guerra: addirittura arrivano a pretendere che la NATO stessa scenda in campo, estendendo la copertura dei missili Patriot anche alle zone da loro controllate, e persino un seggio all’ONU. Alla prima richiesta è arrivato un fermo no. Anche se spesso la NATO va oltre il suo mandato questa sarebbe una violazione troppo chiara della Carta Atlantica. Mentre la seconda sarà verosimilmente bloccata dai veti incrociati russi e cinesi, che impedendo un altro «crimine dal punto di vista legale, politico e morale» si faranno carico di una scelta scomoda per gli altri membri del Consiglio di Sicurezza.

La rottura fra Lega Araba e Siria è ormai ufficialmente consumata e le speranze di una soluzione negoziata sembrano destinate a spegnersi definitivamente: i sunniti vogliono la guerra e mirano a sostituirsi con la forza all’attuale regime. Una soluzione che, per il popolo siriano, rischia di essere peggiore del male, perché se Assad è un dittatore sanguinario e indifendibile, altrettanto, se non peggio, può essere detto di coloro che vogliono la sua caduta, i quali aggiungono alla tirannide politica anche quella religiosa.

La guerra civile in corso ha, infatti, contribuito, oltre alle veline atlantiste e sunniti, ad oscurare tutte le violazioni dei diritti umani che quotidianamente avvengono nei paesi arabi “Amici della Siria”, i quali hanno anche loro in corso ribellioni che vengono spietatamente sedate, ma con la complicità dell’Occidente atlantista che garantisce silenzio e buoni affari.

Solo la scelta negoziale promossa dall’ONU, ma osteggiata da tutti tranne dalla Russia, che perciò è stata descritta come amica del tiranno, avrebbe potuto portare ad una successione di Assad gestita dal popolo siriano. Il quale invece, se le manovre della Lega riusciranno, rischia di passare da una tirannide ad un’altra, forse peggiore ma benedetta da un «Dio unico, vivente e misericordioso».

Ferdinando Menconi

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