Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Hollande tenta di coprire la realtà di crisi della Francia

Hollande è alle strette. Come Parigi. E nelle sue parole recenti c'è già l'ombra funesta di ciò che sarà della Francia. Ovvero quello che è già accaduto e sta accadendo agli altri Paesi europei.

Nel corso di un intervento televisivo a France2, l'altra sera, che in pratica è stato un appello alla nazione, le parole del presidente francese hanno suggerito l'eco di quelle di tanti altri nelle sue stesse condizioni. Una novità, per Parigi. Una non notizia, invece, per chi sa da tempo come stanno le cose anche per i transalpini.

La seconda potenza d'Europa non è più potenza, e sta avvicinandosi a grandi passi alle sciagure degli altri Piigs. «Ho il dovere di ripristinare la crescita» ha dichiarato in modo perentorio. E dunque, ha proseguito, pur essendo favorevole al rigore è «contrario all'austerity». Cosa questo voglia dire, nei fatti, per ora non è dato sapere né Hollande ha reputato opportuno spiegarlo. Ma del resto si è trattato di un intervento televisivo, che per sua natura va avanti più a spot e slogan che a ragionamenti e spiegazioni.

Per ottenere un effetto ancora maggiore, come avviene al solito in ogni parte del mondo, Hollande ha puntato il dito, come esempio negativo, sugli altri: «Italia, Spagna, Portogallo e Belgio sono in recessione. E la Francia non cresce». Come a dire: sia chiaro, siamo messi sempre meglio di loro, ma insomma è il caso di agire. Non fosse che, come tutti gli indicatori confermano, la situazione è in rapidissimo peggioramento anche per Parigi, e la tappa attuale, ovvero il blocco della crescita, è esattamente quella intermedia verso la recessione né più né meno di quanto avvenuto per tutti gli altri. Ma per ora c'è ancora tempo. E a Hollande questo tempo serve tutto, visto che, secondo il Nouvel Observateur, il 68 per cento dei francesi è deluso dal presidente.

Val bene rammentare un anno addietro, al momento del suo insediamento, le parole di tuono pronunciate nei confronti di Sarkozy uscente in cui i francesi lessero finalmente la svolta socialista. Presto in ritirata, come è ormai chiaro, visto che il Presidente si è espresso in seguito senza mezzi termini esattamente nel modo in cui tutti gli altri stanno facendo in questa Europa che vuole nella produttività e nelle competitività a tutti i costi, ovvero abbattimento del welfare e contenimento dei salari, l'unica via di uscita: «I francesi dovranno lavorare di più». Non male, per un socialista, che ha visto arenarsi anche la proposta di tassare al 75% le rendite dei grandi ricchi.

In Francia il tasso di disoccupazione al momento si attesta all11% - il più alto da sedici anni a questa parte - e il rapporto deficit pil viaggia ben oltre il 3% richiesto. Come dire: la coperta è corta anche da quelle parti. E siccome sarà impossibile accontentare tutti, drenare il denaro necessario impone una scelta. Oltremodo facile supporre, a questo punto, quale sarà l'ambito dove la presidenza francese lancerà lo strascico.

Ma il dato di fondo che emerge dalla situazione (dalla quale ogni giorno trapelano nuovi dati ed elementi di un certo allarme) e dalla campagna mediatica lanciata in questi giorni, è che Hollande, in pieno stile europeista, tenta di coprire le magagne interne agitando gli spettri del resto del continente, dai Piigs a Cipro. Tenta insomma di spostare più in là, sempre più in là, il momento in cui i giochi illusionisti non potranno più reggere di fronte alla realtà dei fatti.

Altro che pericolo di «avanzata dei populismi come in Italia», come si è premurato di sottolineare intendendo ricalibrare le politiche europee che ci stanno portando al collasso. Per Hollande i giorni, o al massimo i mesi, sono contati. Poi il popolo dovrebbe iniziare a farsi sentire anche da quelle parti.

(vlm)

I nostri Editori

COME LITIGANO, PER NON PARLARE DI ECONOMIA

Crisi: giu' consumi francesi a febbraio