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L'Unità isterica. E scorretta. Ridicola

La battaglia del MoVimento 5 Stelle contro i giornalisti e contro il finanziamento ai giornali ha un radicale fondamento, ma il tema va necessariamente affrontato più in profondità. Non basta uno slogan per capire una questione che è molto più sottile di quanto non appaia. Stiamo preparando una sorta di speciale, in merito, e più in generale un testo più esteso perché, appunto, ci sono diversi aspetti che certamente non si possono liquidare con degli slogan e tanto meno con un commento rapido come questo. Ma certamente, per chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, soprattutto tra chi fa il nostro mestiere - che di questo si tratta, di un mestiere, malgrado spesso lo si dimentichi con troppa superficialità - ebbene non è possibile accettare il comportamento di tante testate e sedicenti giornalisti.

La prima pagina di ieri de L'Unità era non solo insopportabile per l'evidente manipolazione nell'interpretazione dei fatti, ma era proprio scorretta deontologicamente.

Inutile rammentarla, basta la fotografia e certamente chi naviga su internet avrà già letto diversi altri commenti in proposito.

Ci preme rilevare che se veramente esistono ancora giornalisti e testate che vogliono cercare di difendere con buoni argomenti il fatto, se non altro, che di vera informazione, e non di mera ripetizione ossessiva delle notizie in agenda setting come avviene sul web, ci sia bisogno, ebbene è certo che comportamenti del genere, come quello de L'Unità, vanno solo a favore di chi vorrebbe veramente che venisse spazzato via sia l'Ordine dei Giornalisti che il finanziamento al settore dell'informazione. Non sembra proprio, peraltro, che l'OdG abbia preso la benché minima posizione in merito alla stortura e alla palese contraffazione se non di tutta l'interpretazione data alla vicenda politica del momento, almeno del fotomontaggio pubblicato. Ma tant'è.

Ora, che L'Unità sia, più di altri, un giornale in cerca di riposizionamento all'affannoso inseguimento dei contorsionismi di quello che fu il Pci, è un dato di fatto dalla svolta di Occhetto ai giorni nostri. Che un partito politico come quello di Bersani sia orfano di un foglio di riferimento anche, perché di fatto non è che ci sia poi più di tanto un "popolo" di riferimento. L'agglomerato centrosinistro è sistemico sin nel midollo, e dunque val bene, alla bisogna, qualsiasi quotidiano che dal sistema dipenda e che il sistema difenda. Che sia del blocco De Benedetti o di quello di Confindustria poco conta. Sempre lì siamo, con piccole differenze, ma insomma ben radicati al centro irremovibile delle cose.

Che poi oggi quel giornale sia da una parte stordito dalla batosta elettorale presa dal Partito Democratico, e dall'altra dalle sberle dei grillini date in faccia al segretario in diretta video a tutto il Paese, è un altro conto. Quello andato in onda in video ieri è un po' ciò che accadde vent'anni addietro con un certo Francesco Totti, sedicenne, che nel primo derby della sua vita, al primo pallone toccato, fece un tunnel a Bergomi, vale a dire a un terzino che giocava in Serie A da almeno 15 anni. Che poteva fare, quello, a vedersi irridere da un ragazzino impudente? L'unica cosa possibile: si girò e lo stese con un calcio alle caviglie.

Ma il calcio è tanta finzione, lo sappiamo. Però che una testata storica come L'Unità - che questo certamente è - se ne esca con una prima pagina da ciclostilato di sezione fa veramente accapponare la pelle. E quando Grillo, giustamente, se la prende con tanto di dati economici sbandierati in bella mostra (qui) francamente non è che sia poi troppo lontano dalla ragione nel voler fare un bel falò di tanta insussistenza costosa.

Valerio Lo Monaco

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