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Siria, la droga degli insorti

Che il grosso degli armamenti di cui dispongono i ribelli siriani provenga dagli ex arsenali di Gheddafi è un dato difficilmente contestabile, ma lascia aperta la questione di “come” vengano finanziate sia le forniture che le milizie transnazionali presenti sul terreno e stimate in circa 20mila uomini.

Sottolineiamo il “come” e non il “chi”, dato questo abbastanza palese che non necessita ulteriori approfondimenti in questa sede, perché le somme in gioco sono ingenti e non possono essere dissimulate in pieghe di bilancio, specie se si tratta di bilanci di nazioni esportatrici di democrazia che negano di finanziare direttamente i ribelli.

Una soluzione all’enigma viene proposta da Viktor Ivanov, direttore del servizio antidroga russo, che indica come principale fonte di finanziamento i proventi del traffico di eroina, la cui produzione ha subito un’impennata da quando l’Afghanistan è finito sotto la tutela statunitense. Le preoccupazioni russe sulla crescita esponenziale del commercio degli oppiacei non sono solo di ordine interno: il paese è il principale mercato di sbocco di una droga da lungo sul viale del tramonto in occidente, sostituita da sostanze di sintesi più economiche, che danno meno problemi allo spacciatore e sono meglio “gestibili” socialmente, da un punto di vista di ordine pubblico e allarme sociale.

Le approfondite indagini delle forze dell’ordine russe le hanno portate a scoprire che  «la criminalità transnazionale organizzata può assicurare l’afflusso di un grande numero di criminali e mercenari in ogni parte del mondo grazie ai proventi del traffico di eroina». Fra questi vengono inclusi i «15/20mila mercenari concentrati in Siria, che stanno destabilizzando la situazione del paese».

Per le autorità russe il maggiore problema in Afghanistan non sono tanto i talebani, quanto la criminalità organizzata transnazionale, anche se non arrivano apertamente a denunciare che la principale fonte di approvvigionamento dei fondi viene tollerata, se non addirittura promossa, da chi ha il controllo del paese, magari a condizione che il denaro ricavato venga, almeno per buona parte, impiegato per finanziare movimenti insurrezionali che gli esportatori di democrazia non possono apertamente sostenere. Ma che fanno il loro gioco.

Ancora una volta le solite tesi complottiste prive di fondamento trovano una conferma in fonti governative ufficiali, ma c’è da ritenere che nessuno, o quasi, riprenderà il lancio dell’agenzia Ria Novosti: fonte sicuramente di parte al contrario delle veline atlantiste.

Ferdinando Menconi

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