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Confusionarie M5S: Gabanelli for President

Il risultato delle Quirinarie del MoVimento 5 Stelle è eloquente. Sotto tanti punti di vista. Ma in particolare su uno. Partiamo dalla fine: al nuovo partito di Grillo urge assolutamente un giornale. E urgono dei giornalisti. 

La scelta finale di Milena Gabanelli come candidata è una speranza e una contraddizione allo stesso tempo, ma ci torniamo sopra alla fine.

Per ora, torniamo al punto: urge, in altre parole, uno strumento di informazione professionale. Ciò che risalta sopra ogni altra cosa, infatti, è il fatto che almeno la maggioranza (web-democratica) che ha partecipato alle votazioni on-line per la scelta del candidato da sostenere in Parlamento ignori alcune cose basilari. Questa "ignoranza" - nel senso letterale del termine - si traduce, nella più classica dimostrazione dell'assunto semplicissimo che "solo una cittadinanza informata può scegliere liberamente e con cognizione di causa", nella generazione di mostri. Come le scelte, al primo turno, di Prodi, Bonino e anche Rodotà (come se quest'ultimo non fosse un antico residuo di un'era comunque prettamente sistemica).

Beninteso, quanto sosteniamo non c'entra assolutamente nulla con le battaglie che il partito di Beppe Grillo sta portando avanti sull'abolizione dei contributi pubblici all'editoria e sull'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti. Battaglie in larghissima parte condivisibili, soprattutto se si entra nei meccanismi attraverso i quali vengono concessi tali contributi e quelli che permettono, o viceversa precludono, l'accesso all'Ordine per esercitare la professione. Lo ripetiamo a scanso di equivoci: queste due sono battaglie in larga parte giuste. Forse un pelo ingenue nel loro radicalismo, che evita di entrare accuratamente in due ambiti che varrebbe invece la pena sondare più in profondità e con opportuni distinguo, ma in senso generale ci siamo. Solo un suggerimento di riflessione: siamo veramente sicuri che un giornale debba vivere solo ed esclusivamente se "il mercato" (cioè le vendite) lo premia? Non potrebbe essere necessario un giornale, un media, (carta o digitale non è questo il punto) che sia pubblico, quindi sostenuto da finanziamenti pubblici per la reale importanza della sua missione?

Quello che vogliamo dire è dunque un'altra cosa: è assolutamente necessario, per un partito come il MoVimento 5 Stelle, passare a un tipo di comunicazione, inteso nella duplice accezione di informazione e cultura, che sia di tipo professionale. Cioè che sia curato da chi per professione fa questi mestieri. Ordine dei Giornalisti o meno, con testate sovvenzionate o meno, non è questo l'aspetto dirimente. Il fatto che è intollerabile, è che un partito di massa come è diventato quello di Grillo possa avere tra i propri attivisti, e soprattutto tra quelli più tosti, cioè quelli che partecipano attivamente alle votazioni su questioni così importanti, delle lacune informative (e forse cognitive? E culturali?) così grandi da mettere in imbarazzo, almeno speriamo, tantissimi altri elettori dell'M5S stesso. Se queste carenze ci sono - e ci sono - allora è il caso di correre ai ripari. Servono informazione e cultura. E mezzi per poterli diffondere.

In merito alle "quirinarie", in altre parole, il dato più importante che emerge è questo. Non è poi così essenziale disquisire sui numeri di quelli che hanno partecipato alla votazione (una cifra ridicola rispetto al totale dei votanti dell'M5S). Non lo è sulla sicurezza dei metodi utilizzati (tutto si può migliorare e certamente si può arrivare a un sistema on-line non meno infallibile di quello analogico, con le classiche cabine elettorali). E non lo è neanche, alla fine, unicamente nei nomi scelti per le candidature al Quirinale uscite fuori da questa consultazione.

La necessità che ci permettiamo di far rilevare al partito di Grillo è proprio strutturale.

Non è possibile, soprattutto non lo è per un partito che si intende "rivoluzionario", che si pretende "informato" in modo opposto all'informazione di massa, che si propone come altro rispetto al "teatrino" dell'infotainment e delle televisioni spazzatura, continuare ad andare avanti facendo emergere ogni giorno delle posizioni individuali tanto sciatte, ingenue e malinformate come quelle che stanno venendo fuori ogni giorno. Soprattutto se, e questo è uno degli elementi chiave del partito, tali posizioni vanno poi a confluire, mediante la democrazia diretta che si tenta di portare avanti, nelle decisioni alle quali vengono sottoposti tutti.

Il caso delle quirinarie, come accennato, è solo l'ultimo in ordine di tempo. Circa 9 milioni di elettori, ma solo 50 mila votanti on-line. Poche decine o centinaia di preferenze per il candidato più votato. E i parlamentari di Grillo a dover sostenere alle Camere, per tutti, l'improbabilissimo nome risultato vincente. C'è qualcosa che non va, ammettiamolo. Tanto da aver imposto, infatti, a votazioni in corso, le messe a punto tempestive da parte di Travaglio e di Casaleggio, sul blog di Grillo, in un dibattito che rischiava seriamente di impantanarsi nell'ignoranza delle più semplici informazioni da tenere a mente nella scelta dei candidati. Dalle persone improponibili per motivi tecnici (età, eleggibilità) a quelle per motivi intrinseci di assoluta estraneità col MoVimento stesso (Prodi? Bonino? Rodotà? ma vogliamo scherzare?).

Ma il discorso, come detto, è di carattere generale. E riguarda proprio tutta l'impalcatura comunicativa di un partito così grande e rilevante a livello nazionale come è diventato il MoVimento 5 Stelle.

L'auspicio è che si pensi presto - e che la base lo capisca - che il partito ha veramente bisogno di avere un organo di informazione condiviso. Non necessariamente "di partito". Ma almeno da tenere in considerazione e da suggerire ai propri elettori. E non si ceda alle obiezioni classiche che già sembrano echeggiare: esiste già il blog di Grillo, esiste "La Cosa" (la webradio partita durante lo Tsunami Tour), esistono alcuni giornali considerabili d'area, esiste, in definitiva, il web nel suo complesso a poter offrire l'informazione della quale i grillini hanno bisogno. Sono sciocchezze, e i risultati si vedono, inequivocabilmente.

Che si decida il mezzo da utilizzare, o i mezzi, o una rete di mezzi, analogici o, meglio, digitali. Che li si affidi a persone di provata fiducia. E, altro aspetto importante, di provata capacità. Professionale, intendiamo. Che in questo settore, piaccia o no agli elettori di Grillo, si chiama giornalismo.

Gli stessi che si scagliano contro questa professione, all'interno del MoVimento 5 Stelle, sono poi quelli che pretendono - giustamente! - che di energia rinnovabile parlino ingegneri e non politici affaristi, che su tanti altri temi specifici parlino e si seguano dei veri esperti. Ribadiamo: come è giusto che sia. Ma allora perché, pur affermando le giuste battaglie per demolire una informazione di massa asservita ai poteri dei soliti noti, il MoVimento 5 Stelle non pretende allo stesso tempo che a livello informativo e culturale debbano essere persone che di questi due ambiti, allo stesso modo, hanno fatto la loro professione? Parliamo di giornalisti, sì. E di intellettuali, e studiosi, e professori. Altrimenti si rischia che quell'ignoranza di base, nella base dell'M5S, continui a rimanere tale e quale a quella che sta puntualmente venendo fuori ogni giorno. E che non è affatto incoraggiante, per un partito che punta (giustamente) ad aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno…

Scrive, giustamente, Giuseppe Turrisi:

Ogni democrazia è conseguenza diretta della informazione e della comunicazione, se la comunicazione è libera anche la democrazia che ne scaturisce sarà libera. Il potere finanziario conosce perfettamente questa dinamica ed è per questo che detiene con forza la gestione della comunicazione a cominciare dalla scelta delle informazioni fino alla loro fine manipolazione. 

Insomma, che l'informazione debba essere libera - e onesta - è fuori discussione. Proprio per il funzionamento stesso della democrazia. E su queste pagine, da sempre, ne sappiamo più di qualcosa. Ma sul fatto che debba essere anche professionale, contrariamente a quanto appare dalle volontà degli attivisti dell'M5S, non ci pare possano esserci dei dubbi.

La scelta finale della Gabanelli rappresenta la speranza: alla fine, la designazione, per quanto sarà ovviamente irricevibile da parte di un Parlamento che in buona parte è in causa con la brava giornalista di RaiTre, indica che onestà e professionalità sono riconosciute in seno al MoVimento 5 Stelle stesso. Ma indica anche la contraddizione di fondo cui facevamo riferimento: non è contro i giornalisti e i giornali che ci si deve scagliare. Anzi dei primi e dei secondi (analogici o digitali) c'è un disperato bisogno. È ora che il partito di Grillo si muova in tal senso.

Valerio Lo Monaco

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