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Cipro: servono altri soldi. E siamo da capo

Cipro deve chiedere nuovi aiuti all'Eurozona. Come volevasi dimostrare, i sacrifici chiesti, o meglio, imposti ai ciprioti per salvare il sistema bancario residente nel loro Paese, e il furto sui conti correnti, non sono serviti a nulla. Almeno per quello che concerne la parte statale. In quanto alle Banche, invece, il prelievo forzoso operato a suo tempo è servito eccome. 

È stato lo stesso presidente Nicos Anastasiades a dichiarare il bisogno di aiuti supplementari. E a quanto pare c'è già una trattativa in corso con Olli Rehn. Le richieste sono arrivate, via lettera, anche al presidente della Commissione, José Manuel Barroso e al presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Il fabbisogno di finanziamenti di Cipro è infatti aumentato dai 17,5 previsti sino a 23 miliardi di euro. All'epoca, cioè solo poche settimane addietro, venne concordato un prestito per 10 miliardi, per il quale all'isola vennero imposti, oltre al prelievo sui conti correnti oltre i 100 mila euro anche una serie di misure di austerità per il bilancio. Tutte misure, ovviamente, a carico dei ciprioti.

E ora siamo da capo. Per l'ennesima volta si dimostra in modo eloquente come tutte le misure prese per sollevare le sorti delle Banche, e addossate alla cittadinanza, non fanno altro che peggiorare i conti statali, e l'unico beneficiario rimane il sistema bancario. 

Questa volta la cosa è ancora più eclatante perché arriva a solo poche settimane dopo l'inedita e criminosa svolta operata direttamente nel portafoglio dei cittadini di uno Stato. Il punto è che, a questo punto della storia, non è che a livello di budget dalla Commissione possano arrivare chissà quali "aiuti": i soldi mancano. In altre parole, l'Ue si troverebbe presto, vale a dire per la seconda metà dell'anno, nell'impossibilità di erogare ulteriori denari per le regioni più disastrate dell'area, a meno che non si riescano a racimolare qualcosa in più di 11 miliardi per fare fronte alle spese straordinarie che si trova a dover sostenere. Non solo. Entrando nello specifico, come scrive Perrone:

la Commissione ha bisogno di una cifra supplementare di 11,2 miliardi di euro per coprire le spese in tutta l’Unione europea nel corso del 2013. Di questi, 9 miliardi sono necessari per affrontare la politica del blocco dei Ventisette, ovvero ciò che riguarda i progetti infrastrutturali nelle regioni più povere del Vecchio Continente, con una somma aggiuntiva di 2,2 miliardi di euro necessari per garantire i pagamenti all’agricoltura e alla politica estera dell’Ue. Sono inoltre necessari altri 2,6 miliardi di euro per coprire le fatture in sospeso dal 2012 e quelle degli anni precedenti.

È una situazione che pare rispecchiare quella di uno qualsiasi tra gli Stati dell'Unione, come ad esempio il nostro. L'Italia deve fare fronte a spese ulteriori per il settore degli ammortizzatori sociali, solo per citare un ambito, e ha già pesantissimi deficit di cassa, visto che è in clamoroso ritardo con il pagamento delle fatture alle aziende che hanno lavorato per lui e attendono denaro da anni e, tra le altre cose, non riesce neanche a pagare i contributi previdenziali per i suoi dipendenti (si parla, per quest'ultimo punto, di circa 30 miliardi di arretrati).

La situazione è insomma emblematica, e si riesce a leggerla ancora più chiara, speriamo, semplicemente prendendo in considerazione, ad esempio, le parole di Marta Andreasen, deputato conservatore britannico (che ovviamente ha gioco facile a sparare a zero sull'Unione ma non per questo racconta sciocchezze, almeno in questo caso). Citiamo letteralmente: «Quale è il valore di negoziare un bilancio annuale se tre mesi dopo si chiedono altri soldi?»

Rammentiamo che si era arrivati all'approvazione del bilancio europeo dopo mesi e mesi di estenuanti bracci di ferro il solo mese di dicembre scorso. E oggi, ad aprile, ci sono questi nuovi enormi allarmi.

Eloquente: i conti sono disastrati sia a livello periferico e particolare sia centrale e generale.

La beffa è certamente evidentissima per Cipro, prima sottoposta alla "cura" predatoria e ora con la necessità di dover chiedere altro denaro non avendo risolto praticamente nulla se non la salvaguardia delle Banche private. Ma diventa di portata più generale se si pensa che tali nuovi "aiuti", a quanto pare, sono in bilico perché è l'Unione Europea stessa ad avere la casse in rosso. Cosa che riguarda anche noi, ovviamente. 

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