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Ah ah ah: Pizzarotti come Monti

Senti senti. L’Huffington Post “made in Italy” dedica il titolo di apertura al sindaco di Parma e la butta sul sarcastico: «Rigore a 5 Stelle». Chi è già informato di suo sa benissimo di cosa si tratta. E sa anche che la questione è vecchia. È stata già sollevata a suo tempo, ivi inclusa la sciagurata intervista realizzata da Giulia Innocenzi per Servizio pubblico di Santoro (dove è stata trasmessa in una versione così abbreviata da risultare del tutto fuorviante), e ha già ricevuto tutti i chiarimenti necessari dal diretto interessato.

Invece, traendo spunto da un articolo del Sole 24 Ore, la “Brigata Annunziata” ci ritorna daccapo come se niente fosse. E fin dal sottotitolo ne dà una lettura sbilenca. Mentre la premessa è una ricognizione oggettiva, «La lezione di Parma per l’Italia. Nel primo anno di governo, Pizzarotti aumenta le tasse del 20% per non tagliare i servizi sociali e per tenere sotto controllo il debito», la conclusione non lo è affatto: «Una ricetta montiana per il partito più innovativo».

Puro veleno. O, se si preferisce, puro avvelenamento. Si prende una coincidenza superficiale, che di per sé riguarda un singolo aspetto, e la si trasforma in una affinità decisiva. La constatazione di fatto diventa di colpo una sintesi. Un messaggio. Una rivelazione. Visto? Bei discorsi in astratto, ma all’atto pratico anche il M5S si è dovuto piegare alla dura legge delle necessità. Esattamente come Monti, appunto.

Roba da terza elementare, alla scuola della logica. O del buon giornalismo. E per quanto dopo, con calma, il testo dell’articolo aggiusti un tantino il tiro, riconoscendo «che tutto deriva da un governo all'insegna dell'emergenza», la tesi portante rimane la stessa: le promesse della campagna elettorale non hanno retto alla prova dei fatti. Come si legge testualmente, e proprio in chiusura, «[Pizzarotti] ha sperimentato in prima persona la difficile arte di amministrare quando non ci sono soldi e anzi solo debiti».

Basta questo, però, per assimilare le misure adottate a Parma a quelle prese, su scala nazionale, dal governo tecnico imposto da Napolitano? Niente affatto. La differenza (la discriminante) è appunto nel resto della “ricetta”, che non si esaurisce nell’aumentare le tasse per fronteggiare il disavanzo ma ricomprende, come dovrebbe essere ovvio, ciò che si intende fare una volta che si sarà usciti dalla fase più critica.

Per quanto i programmi economici del M5S siano abbastanza vaghi, non c’è ombra di dubbio che essi abbiano ben poco a che spartire con quelli di Mario Monti. Magari, se non ne è convinta, la Annunziata può chiedere direttamente a lui, la prossima volta che si sentono o che si vedono. Tra appartenenti al comitato esecutivo del prestigioso Aspen Insitute, quali sono entrambi, c’è da supporre che si capiranno al volo.

Federico Zamboni

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