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Cipro: e ora vengono fuori altri "furti"

Mano a mano che la vicenda di Cipro rientra nella normalità, che in altre parole viene fatta uscire dai fari dell'informazione più diffusa, vengono fuori diverse notizie a margine. Notizie niente affatto confortanti, su tutta la vicenda, e che anzi riescono a mettere a fuoco alcuni aspetti determinanti.

Abbiamo segnalato, nella rassegna odierna, un articolo di ZeroHedge, tradotto da Effedieffe, secondo il quale esattamente il giorno prima del prelievo forzoso sui conti correnti, la famiglia del presidente cipriota, contravvenendo al blocco dei conti correnti, ed evidentemente potendo agire come meglio ha creduto in accordo con le Banche, ha trasferito decine di milioni di euro a Londra evitando il furto. Mentre i cittadini erano fuori a fare la fila per entrare, non potevano avere accesso ai bancomat né al proprio conto via internet e attendevano solo di sapere la loro sorte, scortati dai militari, il presidente si arrogava - e gli veniva permesso - di sottrarre denaro alla tagliola che pure stava per applicare ai "suoi" cittadini, o meglio ai suoi "sudditi" (qui la segnalazione).

Non solo. Scrive Filippo Ghira che un'altra tra le notizie che stanno facendo letteralmente esplodere il Paese nel quasi silenzio dei giornali europei e mondiali - non è un caso che l'esercito sia ancora stabilmente in strada, a Cipro, a difesa delle Banche - è relativa al fatto che il governo abbia operato un abbuono per i debiti che le società e i partiti, esclusi socialisti ed ecologisti, avevano contratto con le Banche.

Anche questa notizia è profondamente indicativa. 

A Cipro si erano sviluppate una economia e una classe politica assistite dalle banche. Si era creato un intreccio di interessi, di complicità e di collusioni sui quali vigilava una cortina di nebbia che nascondeva gli affari sporchi grazie ai quali la nomenklatura locale ha potuto arricchirsi e prosperare. A regalare soldi sono state le tre principali banche isolane, la Bank of Cyprus, la Hellenic Bank e la Laiki Bank che è stata messa in liquidazione. 

Naturalmente, nello stesso momento in cui il presidente Anastasiades da una parte salvava i propri risparmi e dall'altra si accordava per condonare i buchi dei partiti a egli collegato, dichiarava tronfio che Cipro, «dopo questo forzo estremo e tragico» non uscirà dall'Euro.

La situazione in questi giorni, appena dopo la riapertura delle Banche, è praticamente quella di un Paese sotto assedio e coercizione. Solo qualche accenno alle limitazioni tuttora in atto.

Riporta Franco Gatti, su L'Indipendenza, che dal momento della riapertura delle Banche ci sono fortissime restrizioni ai clienti.  

A partire da un limite ai prelievi fissato a 300 euro al giorno. (…) E a continuare con altri controlli sul capitale, inclusi un limite ai trasferimenti di denaro e ai pagamenti con le carte di credito a 5mila euro al mese; non saranno cambiati assegni anche se potranno essere incassati. I ciprioti non sono autorizzati a viaggiare con più di mille euro. Inoltre, c’è un limite ai trasferimenti di denaro e ai pagamenti con le carte di credito a 5.000 euro al mese. 

Infine, almeno per le notizie che ci arrivano, non saranno cambiati assegni anche se potranno essere incassati.

Il che ha delle conseguenze molto importanti, che in parte avevamo anticipato qui i giorni scorsi, sugli "Effetti secondari del caso Cipro". (Parte 1 - Parte 2)

A ulteriore conferma, riportiamo inoltre quanto scritto in merito sul blog Bimbo Alieno (1), segno che il sospetto è più che fondato. Riguardo alle restrizioni applicate ai ciprioti in questi giorni, il blogger scrive che "è un errore marchiano".

E ancora:

Ai depositanti viene assestato, con questo piano di bailout, un colpo memorabile. La fuga di denaro andrebbe contenuta spiegando in modo chiaro che il colpo è già stato assestato, è inutile ormai portar via i capitali, la manovra è decisiva e già eseguita. Invece impostando limiti all’utilizzo del capitale si ottengono alcune conseguenze: innanzitutto si disincentivano i versamenti, che dopo un primo periodo di diffidenza tornerebbero regolari. In secondo luogo invitano il depositante a prepararsi a spostare tutto il capitale appena il blocco verrà meno (il che significa che il regolatore sarà tentato di non rimuoverlo più). Ed infine genera la subliminale sensazione che si vogliano trattenere i capitali perché non si sa mai, magari un altro prelievo forzoso… che so, magari più piccolino… eh… dai che ci scappa…

La logica intera del post (qui) non è a nostro avviso condivisibile, nel senso che non si contesta l'atto del prelievo forzoso in sé e nella totalità brutale di ciò che esso significa a livello generale, traendone le opportune conseguenze finanziarie e sociali, o se vogliamo sistemiche, ma l'estratto citato rende bene l'idea di alcune tra le possibili conseguenze di tutta l'operazione Cipro. 

Sia chiaro, la situazione anomala di Cipro è stata scoperta oggi dagli europei ma è in realtà nota da tempo, così come anche quella di altri luoghi dalle caratteristiche analoghe. Riporta ancora Ghira:

Ha fatto molto comodo a troppi interessi economici, finanziari e politici la possibilità di disporre di una zona franca di fronte alla zona più calda del mondo. Un paradiso fiscale attraverso il quale le varie mafie turca, israeliana, russa, tanto per citare le più attive, hanno fatto transitare soldi e carichi di armi e di stupefacenti.

Un paradiso fiscale sul quale chiudere un occhio e pure due anche se i dati ufficiali dicevano che Cipro si stava avviando al disastro economico e alla bancarotta. Un’indulgenza quella dei Paesi europei che per chi ha investito nell’isola ha comportato guadagni non indifferenti, in quanto i controlli di tipo istituzionale, che l’Unione europea e la Bce avrebbero dovuto svolgere, sono rimasti sulla carta. La scoperta di una realtà che era già perfettamente chiara agli osservatori più attenti ha cominciato a delinearsi nel gennaio scorso quando il governo si è visto costretto a chiedere l’intervento della Troika che ha imposto le ormai note misure di austerità. Una situazione di degrado così conosciuta che oltre il 60% dei capitali esteri presenti a Cipro sono stati ritirati prima che venissero imposte le misure di austerità e soprattutto il prelievo forzoso.  Mentre, dallo scoppio della crisi, i risparmiatori degli altri Paesi dell’Euro hanno ritirato circa il 18% dei loro depositi portandoli nei nuovi paradisi fiscali, dove le tasse sono più basse e le autorità fanno finta di non vedere. Come Malta e Lussemburgo, guarda caso altri due Paesi dell’euro.

Ma il punto sociale di tutta l'operazione imposta ai cittadini ciprioti è perfettamente sovrapponibile a quanto, anche se con modalità talvolta differenti, avviene praticamente in ogni parte del mondo dove vi è una collusione stretta tra finanza, sistema bancario, politica locale e media. 

Ora con quale legittimazione, con quale faccia di bronzo, con quale autorevolezza il presidente cipriota e la sua classe politica possono pensare di rimanere ancora in circolazione? L'indignazione dei ciprioti è comprensibilissima. La fuga di capitali prima dell'applicazione della norma testimonia che i grandi speculatori erano stati avvertiti da tempo e che dunque gli unici ad averci rimesso sul serio, in tutta l'operazione, sono stati i privati risparmiatori, sebbene di una certa consistenza, visto che il grosso dei prelievi è avvenuto per importi superiori ai 100 mila euro.

Ciò che però qualcuno fa ancora fatica a comprendere è che, come scrive Debora Billi, "tra questi conti correnti, ci sono anche quelli delle aziende cipriote, dei fondi pensione, dei malcapitati cittadini che magari hanno venduto un bene e che ora si trovano ripuliti". Non era evidentemente solo una provocazione, come in molti, in giro per il web, l'hanno definita, la pagina in cui abbiamo scritto che ci si deve liberare al più presto del denaro. Anche se la cosa è ovviamente molto complessa (qui).

Ma una cosa è certa. Il capitolo Cipro, che stiamo aggiornando passo passo, non è affatto chiuso con la norma presa e con ciò che i ciprioti stanno tentando - manu militari - di digerire. Le conseguenze sono e saranno molto evidenti anche per il resto dell'Europa. Come si sta puntualmente verificando e che vi riporteremo nei prossimi giorni.

Val bene dunque evitare di perdere di vista l'argomento, malgrado i media di massa spingano in tale direzione, perché il fatto che è accaduto è storico nel senso pieno del termine. Almeno per quel che riguarda la storia economica e finanziaria dell'Europa. Cioè nostra.

(vlm)


(1) Ci scusiamo per non aver potuto riportare il nome reale dell'estensore del post citato, ma come avviene per tanti blog che "pagano" una vecchia abitudine del mezzo, alcuni, come in questo caso, decidono di mantenere l'anonimato e di utilizzare un nickname. Una abitudine che speriamo venga abbandonata il prima possibile almeno da parte di chi fa una produzione di un certo interesse. 

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