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MORIREMO NEOLIBERISTI?

Si sono arroccati. E allo stesso tempo si accingono a un’offensiva, tanto più insidiosa perché strisciante. Tanto più inquietante perché, nelle intenzioni, è quella definitiva, che ci porterà al punto di non ritorno.

L’Italia globalizzata. E ammodernata a modo loro. Una “repubblica” di tipo presidenziale. Un’economia ancora più dominata dal denaro e dalla finanza. Una popolazione che avrà diritti ridotti al minimo e obblighi espansi al massimo: per sopravvivere dovrà cavarsela da sola, ma per far sopravvivere le banche, o anche solo per aiutarle a prosperare, sarà tenuta a lasciarsi depredare di gran parte del proprio reddito: in condizioni ordinarie a forza di tasse per ripagare il debito pubblico o, piuttosto, gli interessi sul medesimo; alla bisogna, attraverso imposte sui patrimoni, nella consueta accezione meramente immobiliare che permette di colpire le case di abitazione, e prelievi forzosi sui conti correnti.

La rotta è già tracciata: portare avanti le riforme (Monti Style, of course) e presentarle, di nuovo, come una necessità inderogabile. Ce lo chiede l’Europa. Ce lo chiedono i Mercati. Ce lo chiedono i cari, carissimi alleati di Washington. Ce lo chiede – e un po’ ce lo impone, ma per il nostro bene – la Troika.

In questa prospettiva, che era pianificata da tempo e che però si è dovuta ridisegnare a causa dell’imprevisto andamento delle elezioni e delle turbolenze successive, il governo pseudo tecnico si avvia a trasformarsi in governo pseudo politico. La messinscena è per forza di cose contorta, e una cittadinanza che fosse appena appena consapevole dovrebbe smascherarla al colpo d’occhio. Per poi insorgere in massa, se le fosse rimasto un po’ di dignità, di orgoglio, di spirito combattivo.

La messinscena si incentra sulla benedizione di Giorgio Napolitano, il Re Taumaturgo. Il fallimento dei partiti, che ne attesta l’estremo degrado, viene reinventato come un autodafé collettivo, che prelude a un riscatto. Adesso che la confessione è arrivata può arrivare il perdono. In nome del bene del Paese, la legislatura proseguirà comunque e si protrarrà il più possibile.

Obiettivo minimo: cambiare le norme elettorali per imbrigliare il MoVimento 5 Stelle e, nel frattempo, consolidare il quadro politico-economico, da un lato tagliando il numero dei parlamentari e i relativi costi/sprechi, mentre dall’altro si cercherà di convincere i cittadini che il peggio sia alle spalle e che, sia pure faticosamente, si stia marciando nella direzione di un rilancio del Pil grazie al quale, di lì a non moltissimo, ripartiranno pure l’occupazione e i consumi.

Obiettivo massimo (alquanto inverosimile, ma hai visto mai): rimanere in sella per tutti e cinque gli anni, confidando che intanto la situazione migliori, o quantomeno non peggiori, e che perciò il malcontento si riduca, o si rassegni.

Un’offensiva, appunto. Per farci vivere, e morire, da neoliberisti.

Federico Zamboni


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